martedì 3 febbraio 2026

TOP LIST 2025

 (ossia la mia sporca dozzina e oltre, non in ordine di preferenza)

*) NEGRITA Canzoni per anni spietati (major) - Il ritorno dei veterani aretini con le 8 (+ cover) spietate Canzoni..., che rinforza la loro storia proiettandoli nuovamente sulla mappa delle rock band italiane più seguite. Testi profondi e rabbiosi che, rigorosamente in rima, attaccano -mai come stavolta- il potere, con parole forti settate sulle tragedie che affliggono il nostro malandato mondo (il personale universale), rinforzate da un suono che, partendo dal classic rock, si fonde con una leggerezza italiana pop e folk dalla ballata dolente, proposto con un tocco che avvince. Un gran disco, che nel segno della coesione e continuità qualitativa trova la sua forza...

*) LAMBRINI GIRLS Who let the dogs out (cd City Slang) - L'irrefrenabile trio femminile inglese, alle prese con un punk (anche post) apparentemente sgangherato nel suo essere viscerale quanto coinvolgente, basato su disparità di genere e autodeterminazione femminile (che tanto aiuterebbe noi maschietti), un mix che avvince per la carica che sprigiona, mediamente corrosiva anche quando il suono si fa ballabile, pur rimanendo sempre figlio della propria irrequietezza. Debut dell'anno!

*) CWFEN Sorrows (New Heavy Sounds) - Possente e drammatico doomgaze per questa band di Glasgow all'esordio, con la voce della magnetica Agnes Alder, sorta di Siouxsie posseduta, sciamanica, che possiamo apprezzare in pieno nei 10 brani proposti, dal suono che si abbevera di un feeling gotico che cattura e, cosa che ce li fa apprezzare ancor più, belle teste pensanti, senza problemi a rimarcare le loro posizioni politiche: Bravi!

*) FLORENCE and The MACHINE Everybody scream (major) - Mia scoperta in corsa quella dell'affascinante Florence Welch e compari, grazie agli splendidi video che hanno anticipato l'uscita di questo sofisticato disco popolato da strane creature, metafore della vita tra mistero e bellezza, anche nel parlare delle costrizioni della donna assoggettata, che urla nel rivendicare la propria libertà in un gioco di contraccambi d'animo, ove si canta -come afferma- la mostruosità dell'essere vivi. Tra slanciato pop cantautorale, anche sintetico, ricercato e trattato con goticismi e azzardi teatrali ed arty...

*) TURNSTILE Never enough (Roadrunner) - Recito subito un doveroso mea culpa per aver snobbato la band come bolla hipster: ci sono cascato anch'io dunque chiedo venia. Pur non proponendo nulla di nuovo, sanno come miscelare i loro ascolti ed influenze con la base di partenza indubbiamente HC/punk, amalgamandoli così bene da diventare una delle new alternative sensations, grazie al genuino approccio infrageneri, sostanza e performance esplosive. Conferma!

*) CORONER Dissonance theory (Century Media) - Quando nessuno se l'aspettava più il trio elvetico si ripropone più in forma che mai, a 32 anni dall'ultimo Grin. Sicuramente la botta non può essere quella dei loro dischi 80/90 ma il mestiere non ha preso il sopravvento, anzi viene usato per riaffermare la solidità del nome, facendo proprio il disco che volevano esattamente fare, tra progressive thrash-metal, clima industrial, tecnica, groove e soluzioni più moderne...e noi a goderci il risultato!

*) FRAMMENTI Merce (lp Motorcity ed altri) - Comeback dell'anno questo dei sabaudi, un suono con la tensione HC nel segno della casa aggiornato con influssi post odierni, evoluzione coerente e credibile fatta da gente che nulla deve dimostrare agli altri se non a stessi, il loro punto di forza da sempre.

*) SUD DISORDER Strategie (lp Motorcity) - Rimanendo in casa Motorcity, a distanza di 4 anni la label rinnova il patto con l'ensemble tarantino per questo loro terzo album. Conferma e ulteriore passo avanti della band, che qui amplia la propria tavolozza sonora HC con innesti più meditati, senza stemperare l'energia profusa nelle 12 canzoni. Esame superato a pienissimi voti!

*) DEAFHEAVEN Lonely people with power (Roadrunner) - Il gruppo americano non tradisce nemmeno stavolta le mie aspettative, puntualmente rispettate sin dal 2018 quando li scoprìi per puro caso in uno Fnac store di Parigi. Da allora mi hanno conquistato, avendo sempre avuto in ogni disco almeno uno/due pezzi in grado di mandarmi in visibilio -se non in loop- per mesi, cosa che si ripete con questa sesta prova, la prima per la big Roadrunner. Uno su tutti: gli 8 minuti abbondanti di Amethyst, blackgaze dal magico crescendo sonoro-emotivo come solo loro sanno fare, quiete e tempesta: una garanzia.

Ristampe dell'anno: 

*) CRIPPLE BASTARDS Misantropo a Senso unico - 25th anniversary (FOAD) - Ad oggi, è il concetto generale a decretarlo tale, il disco più estremo mai pubblicato in Italia!

*) LILLY NOIZ Esplicitamente (mlp SouthBound Press) - Gradito regalo e riscoperta di un classico d'antan della Puglia versante HC/punk melodico... orgoglio!

Live: 

*) MASSIVE ATTACK al Medimex a Taranto 21 giugno; 

*) MORRISSEY Ostuni Foro Boario 3 agosto 2025, nel cartellone del Locus Festival;

Web:

I live in studio dell'emittente KEXP di Seattle e la serie dei live casalinghi proposti sotto il nome House of Strombo: Die Spitz, Tropical Fuck Storm, Thunderpussy, Melvins, Against Me!, The Linda Lindas, Power Trip o gli stessi Deafheaven per citare giusto qualcuno, canali You Tube che vi invito caldamente a scoprire.

BUON 2026!

In memoria degli amici: Massimo Leonardi, per tutti il Sardo, irriducibile agitatore politico-musicale, tatuatore e mille altre cose (Applequince rec, Tear Me Down), il dubmaster Andrea Presicce (Lilly Noiz, No Finger Nails), l'instancabile decano del metal estremo nel tarantino Angelo la Neve, Brent Hinds dei miei amati Mastodon

venerdì 18 luglio 2025

 

SUONI PER LA CURA DELL’ESSERE PENSANTE
controberto69@gmail.com - controberto.blogspot.com

cura 29: S.F.C. Cuenzo Cafè (cd 2023) Ecco la nuova malefatta targata SFC! La loro peculiarità? Questo abbiamo e con ciò facciamo! Senza tregua e spumeggianti musicalmente quanto beffardamente astiosi nelle parole, urlate impietosamente in faccia alla rassegnazione, che si avrà solo da morti. 13 storie HC/punk per un disco top, a riconferma che, anche se siamo spacciati, nessuno ci tocchi la gioia di una sommossa ancora possibile! Disponibile

cura 28: CARNE - Saremo ancora minaccia (lp/cd 2022) Esordio della nuova creatura, a rinforzare il contingente ionico in materia HC. Un forte temperamento emerge negli 11 brani, incitanti assalti dotati di uno spirito mai domo, dall'urgenza salutare, in grado di abbattere con le armi a noi più care: passione e determinazione. Il tono è sempre franco, deciso a farsi sentire, anche più forte dei sogni infranti, ficcanti moniti di riflessione e critica che altro non hanno se non sentirsi vivi fino all'ultimo respiro. Disponibile

cura 27: S.F.C. - Jonic Deathrow Manifesto (7"ep 2021) SFC come sinonimo di Taranto, voce della provincia lontana dai riflettori che contano ma sempre presente quando c'è da prendere posizione. Coinvolgente tiro HC/punk con qualche rallentamento metalluso e testi che mostrano l'indomita carica di Enrico e i suoi nuovi mates. Aggiungeteci la copertina de-luxe opera della biro magica di Gigio Bonizio... Un sanguinante atto d'amore e rivalsa, a resistere nonostante la realtà circostante, da 30 anni! Lunga vita ai Confusi! Ultime copie

cura 26: EGESTAS - Oltre le rovine (cd 2019) Un disco a lento rilascio, come una iniezione prolunga vita ma in uno scenario apocalittico. Blackened HC si definiscono, con la bussola che nei 6 movimentati pezzi guarda e ingloba pure elementi crust, materia post HC, finanche black metal, immersi in una vorticosa spirale che inghiotte e trascina negli inferi terrestri. Quando eccitazione e disperazione collidono e si sfidano a viso aperto, traendo dal dolore la propria rinascita, seppur in fondo al viaggio. Disponibile

cura 25: LACERO CONTUSO – s/t (cd-r 2013) HC è la forza motrice che smuove gli 8 pezzi presentati, focalizzati sull'espressione italica del genere, attraversata nei decenni senza che venga soffocata la loro vena moderna. Coesione e grinta non mancano, con tematiche testuali che mettono in contraddizione la nostra civile società; la rabbia che sputano è sincera e giusta, almeno per chiunque possieda un cervello e lo usi...Ioni-core! Disponibile

cura 24: HOBOPHOBIC - Portami lontano da qui (mcd 2013) HC sempre più rifinito a puntiglio, coinvolgente nei suoni e riflessivo nei testi. Lo spirito è sempre quello tenace degli esordi ma potenziato dall'esperienza, che traspare con tutta la sua matura forza nei 7 pezzi presenti, espressione di chi non si da mai per vinto. Come l'acciaio che resiste...Disponibile

cura 23: S.F.C - Ancora Prigioni (cd-r 2012) Era ora! Dopo anni di irreperibilità rispunta Prigioni, l'album simbolo dell'HC ionico, datato 1997, arricchito da bonus varie per ben 26 pezzi a propulsione immediata. Tre lustri e non sentirli affatto: ancora freschi come una valanga, per chi all'epoca se lo fece scappare, e per la gioia di chi lo riscoprirà! ESAURITO!

cura 22: NO THANX – s/t (cd 2011) Grottaglie diy connection rules! Primo sforzo della banda, dopo anni di apprendistato sul campo. Testi belligeranti in italiano che sospingono la cruda proposta, che si autoalimenta fucilata dopo fucilata, e qui il caricatore ne conta ben 12. HC ad alto voltaggio, che fa sua la lezione di ieri ma suonato e vissuto con la rabbia dei giorni nostri. Prendere o lasciare: di sicuro grazie a nessuno! Ultimissimi!!!

cura 21: LA CUENTA – s/t (cd 2008) Monolitico muro sonoro pressoché strumentale creato ad arte dai tre componenti il macigno toscano. Suono pesante e dilatato, parti reiterate tra matrice Neurosis e strisciante sludge, con un extra nero supplemento doom nell’animo. Slow, slow, slow: per palati estremi. Disponibile

cura 20: HOBOPHOBIC - I sogni a naufragare (cd 2005) C’è ancora chi crede che l’HC sia sinonimo di antagonismo contro la massificazione imperante. Eccone qui un esempio: il ritorno dei nuovi alfieri ionici col loro sano HC a spada tratta, politico nel suono e nei testi, come ben si chiede ad un gruppo “anti”. MTV get off the air! Ultimissimi!!!

cura 19: UNSUNG - Nail in the hand of Christ (cd 2003) Il secondo cd dei tre navigati toscani: corposo NYHC virato metal condito da inflessioni noise&grind, dal minaccioso incedere. Cupe visioni dal nuovo millennio…ESAURITO!

cura 18: PATRONELLAS - Criminal People (cd-r 2002) Apulian punk destruction! 13 sgangherate tx tra covers e originali, così lerce e grezze da far sembrare hi-tech il lo-fi: sono abbastanza seri per intrigarvi? This is Punk, punks! ESAURITO!

cura 17: TROIAIO – s/t (cd-r 2002) Bleaurghh! Nastrografia su cd di uno dei primi ensemble estremi della penisola, materiale sottratto con forza alla polvere, sovrana incontrastata per 10 anni. Demenzialità in chiave grind-noise: covers, originali, live e bestialità varie moltiplicate per 106 catarrose scariche...Caos non musica: qui ve ne farete davvero una ragione! Ultimissimi!!!

cura 16: HOBOPHOBIC - Rabbia e rancore (mcd 2002) Attitudine punk! Prima uscita digitale dei 4, prontissimi per dire la loro senza peli sulla biforcuta lingua. Un battagliero HC, dalla forte spinta umana che emerge prepotentemente nelle 6 tracce: se i Frammenti si incrociassero con i Propagandhi, probabilmente li sentireste così. Amore&rabbia a 300 Kmh. Ultimissimi!!!

cura 15: IRIDIO - Per catturare una nuvola (mcd 2002) Il debutto dei baresi sotto forma di mcd 5 tx, riuscita sintesi tra emo e HC. Quando l'emo nella sua dolcezza può diventare amaro, per un suono tra sfuriata ed introspezione. Avvolgenti …Ultimissimi!!!

cura 14: HEARTFIELD - Grigio Orizzonte (cd-r2002) Hardcore! Di quello secco e veloce nella tradizione '80 (con influssi thrash-metal), ispirazione primaria dei 5 bombardieri lucani. Una voce potente che declama velenosi testi su precisi e taglienti riffs, con una sezione ritmica che dona al tutto solida compattezza... Avanti tutta! ESAURITO!

cura 13: VV.AA. - Orecchiette...alla Pestona! Il bis (comp.tape+booklet 2001) Continuano i festeggiamenti col secondo e conclusivo sampler-censimento sulla Puglia abbestia. Unico concetto espresso in varie forme: protagoniste 24 bands tra veterani ed esordienti (nessuna presente nel precedente volume), dal punk-rock alla new&oldschoolHC, emo, powerviolence, melodi-core, con ben 31 pezzi che vi inchioderanno all'ascolto. Booklet 26 pagine con infos + report regionale allegati per prepararvi sull'argomento e meritarvi la cittadinanza onoraria… We want you!!! ESAURITO!

cura 12: RUIDOSOS - Ditelo col Fuoco (cd-r 2001) La sporca dozzina di produzioni coincide con la nostra prima con l'Oi!, per l'unica skin band della regione! Genuinità stradaiola, arrembante Oi! con tocchi ska e testi acuti in 9 esuberanti tx che colpiscono nel segno: Oi! nell'animo, punk nell'azione! ESAURITO!

cura 11: DISARM / OBBROBRIO - Uranium / Odori putridi di resti umani (split 7”ep 2001) Parola d'ordine: grindare a razzo! Primo vinile per entrambi e doppia dose di randello senza pietà stipato in 19 tracce (6 D+ 13 O) lyrics free...Serve aggiungere altro? Provocatorio marasma-core! Ultimissimi!!!

cura 10: BRANDELLI D'ODIO - XY Final Report (7”ep 2001) Il testamento della radicale b@nd-collettivo di stanza all'Ex-Cim occ. a Foggia. Intenso crust as fuck -con divagazioni free- in quattro tracce recuperate dalla stessa session del precedente "Fotografie di Stragi"...una sudata farlo uscire, ma ne è valsa la pena. Ai posteri... Ultimissimi!!!

cura 09: SUBURBAN NOISE / ROOM 104 - El sonido de la ciento y cuatro (split 7”ep 2000) Il ritorno vinilico dei salentini (dopo il mcd su Tomcat), in combutta con gli esordienti amici della Stanza 104, autori di un brillante demo '98. Due realtà a confronto sul tema emo-core: diverso nella forma, ma comune nella sostanza DIY. Un vibrante disco non certo avaro di carica e fascino... Ultimissimi!!!

cura 08: ERPICE - I Mostri (mcd 2000) HC bastardo. Bastardo per forti commistioni con postcore & noise, emo-pathos, ma con una esasperata voce e testi che li legano visceralmente al cordone ombelicale madre... Una impressionante crescita dal -bel- demo “Urgenza”. 4 magnetiche tracce all'insegna della nuova massiccia era HC. ESAURITO!

cura 07: HOBOPHOBIC - Certe situazioni (7”ep 2000) Dopo l'avvincente demo "S/K", i tarantini concretizzano il proprio debutto su vinile, che mette bene in mostra il loro veloce HC melodincazzato con agguerriti testi-commenti. La perfetta comunione tra la lezione sonora impartita dalla scuola svedese dei Satanic Surfers miscelata con una spiccata sensibilità tutta italiana dalle tentazioni old-school. Giovani punx crescono...bene! Ultime copie

cura 06: DOUGHBOYS - Live in Firenze 26/3/’94 (live-tape 2000) Gli spiritati canadiens catturati dal vivo durante la loro ultima visita italiana, tappa dell'euro-tour di supporto ai Therapy?. 11 intense tracce per 44' di indelebili melodie power-pop suonate con grande grinta punk, che non potranno lasciarvi indifferenti...Se succede, siete proprio senza cuore! Allegata biografia del quartetto. Benefit per il collettivo ecologista IL SILVESTRE. ESAURITO!

cura 05: GANGWAY, MAN! - s/t (7”ep 1999) Seppur orfani dell’ottima singer Claudia, il ritrovato trio da Maizza DC non perde colpi, mettendo a segno 5 pezzi (tra cui "Uncontrollable Urge" dei Devo, ottimamente personalizzata) che devono molto al miglior punk USA tinto r'n'r. Chi li ha paragonati ai Circle Jerks, chi agli X anfetaminizzati, altri ai ‘Turks di “Scared Straight”... Si potrà parlare umilmente di GWM! Style? Ultimissimi!!!

cura 04: DISARM - One Way? (cd-r 1999) Dopo due demos e diverse comps., la one-man band lucchese viene fuori con le 24 tracce del primo cd. Feroce grind-core/crust con liriche politicamente caustiche, leggibili nell'abbondante booklet pieno zeppo tra testi e commenti. Brutalità pura 100% dalla bassa Garfagnana! ESAURITO!

cura 03: VV.AA. - Orecchiette...alla Pestona! (comp.tape+booklet 1998) Volume iniziale della saga dedicata agli agitatori della scena pugliese HC-punk: SFC / SHOCK TREATMENT / GWM! / ERPICE / SUBURBAN NOISE / FIDO / RUN PATTY RUN / A TESTA BASSA / PANCRONIA / HOBOPHOBIC / LILLY NOIZ appassionatamente riuniti, 13 pezzi per oltre mezz’ora di selvaggia energia, con info-booklet 16 pagine sui partecipanti. Pensa globalmente, agisci localmente! ESAURITO!

cura 02: GANGWAY, MAN! - s/t (demo-tape 1998) Sciolti i No Exit, 2/4 di loro ritornano in pista col nuovo monicker GWM!, editando questa demo 8 tx di speed-punk 'n roll “trattato” Crypt. Immaginate i Naked Aggression col tiro r'n'r dei più grezzi New Bomb Turks, ed un duello vocale tra Claudia e Ignazio in pieno X style (ascoltare la cover di "Los Angeles", da brivido!)...La rivelazione regionale del '98! ESAURITO!

cura 01: SUBURBAN NOISE - Sunward (7”ep 1998) Un duplice esordio: il nostro e quello del trio, fortemente voluto ed inseguito da entrambi. Questa è la trasposizione integrale del loro secondo demo: un grintoso mix tra emo-core e HC melodico, dalle coinvolgenti melodie poppy che si susseguono sino a colpire profondamente il campo dei sensi. Samiam & Lifetime rientrano tra le vostre preferenze? Prendeteli in considerazione, non ve ne pentirete! ESAURITO!

 Sempre disponibile per scambi: fatevi avanti con le vostre proposte, qui si fa sul serio!

IERI, OGGI, DOMANI: AZIONE DI DISTURBO DAL 1997


lunedì 8 luglio 2024

ACROSS Blackout (lp 2024 diy alliance)

 


Dopo il gran bel mcd d'esordio DarkCore del 2019 (da me recensito su Nikilzine) e lo split ep 12" con i veterani punx conterranei Meat for Dogs, passo in rassegna l'animato ritorno dei cinque calabresi, alle prese con il loro primo lp (in 300 copie). 

Nove brani dalle melodie (spesso amare) che non sbilanciano l'irruenza HC esposta, scosse raschiate da approccio stradaiolo memore dei trascorsi Oi! di alcuni membri, che si riverbera fondamentalmente in certe timbriche vocali e inclinazioni dei cori, che assicurano scorrevolezza così come si sussegue vivace l'ascolto del blocco. 

Ci si accende subito con l'infervorata Hillsborough, spietata prestanza che non diminuisce con Uragano e Le Nuvole, guizzanti nel loro essere sfuggenti, i batti e ribatti di Blackout con la sua tempesta emotiva, la galvanizzante Immagini artificiali dal serrato costrutto, avvincente tanto quanto Viv, dalla vena più street punk -non lontano da Gli Ultimi- e con un testo da far tremare le gambe, combinazione di durezza e romanticismo (ispirata e dedicata a Vivienne Westwood), a contendersi l'acme del vinile con la sensibilità adirata di Un altro treno. La reprise di Didascalia dallo split sopracitato, qui in acustico con la voce del buon Sergio Milani, non può che ritrasmettere magicamente emozioni d'antan cioè quelle racchiuse nei solchi dei miei Kina, per animo e inflessione (e non solo per via della sua presenza), col finale affidato al fremito disperante di La Palude

Suono coeso e conciso (mai convulso), ben suonato e registrato, ottima la costruzione dei brani, articolati nel loro andamento ritmico che certo non ama la staticità, assortendo la proposta pur nei confini HC/punk, con testi dallo spietato realismo -talvolta allusivi-, soppesato alla luce delle fratture del quotidiano, dei rapporti personali e ciò che vediamo di spaesante dinnanzi a noi, sfogo che però non vuole cancellare quanto con caparbietà s'è costruito, piuttosto inteso come impietosa presa d'atto esistenziale. A forza di sbatterci la testa, il muro si romperà! 

Blackout si segnala come l'ennesimo, convincente gesto dal Sud in movimento; un gran bel passo avanti per gli Across, una rabbia maturata da identità non allineate che non ci tengono affatto a rientrare nei ranghi e tali vogliono rimanere, materia viva su cui modellare la propria vita. 

Voglio sentire un rumore che buchi il silenzio: se cercate un disco sbarazzino, rivolgetevi altrove.



www.facebook.com/across.cs

www.instagram.com/acrosshardcore

http://acrosshardcore.bandcamp.com





lunedì 22 aprile 2024

S.F.C. Cuenzo cafe (cd 2023 - d.i.y connection)

 


Nell'immaginario collettivo musicale ci sono connessioni indelebili diventati automatismi negli anni, come se l'area geografica, meglio ancora se specifica, diventasse un tutt'uno con il suono, interscambiando pregi e difetti, come una emanazione l'una dell'altra, e non solo dal punto di vista artistico (eliminando dal contesto cui si parla questioni campanilistiche o bandiere che dir si voglia)...Mi spiego meglio: se citiamo Liverpool, i Beatles ci vengono in automatico (pur non essendo magari fan del gruppo), come U2 riporta a Dublino, vero? Dal canto mio, traduco Londra con Sex Pistols e punk 77, con Manchester penso d'acchito ai Joy Division e Factory come Bristol sovviene trip hop; Los Angeles diventa per me la casa degli X al pari di NY(HC!) con Lou Reed /Velvet Underground e Ramones; se mi parlano di Goteborg vado precisamente alla scuola swedish death e Tampa a quella deathmetal della prima ora. Brasile? Naturalmente Sepultura e Ratos de Porao, la Bay Area culla del thrash, l'Islanda è Bjork, Washington = Dischord, per non dire cosa evoca la sola pronuncia di Seattle. In Italia? Beh, Pino Daniele è Napoli, così come Diaframma e Litfiba sono Firenze e CCCP rappresentano l'Emilia (paranoica)...Ma scendendo nell'underground del nostro amato campo HC/punk, le cose non cambiano. Aosta significa Kina, come Alessandria stà per Peggio Punx; se mi parlate di Torino immagino i Negazione e Rough (oltre ad una caterva di altri esponenti), Bologna la rossa è Nabat così come naturale l'equivalenza Wretched e Crash Box = Virus ergo Milano '80, Gorizia è Eu's Arse come Pisa fa CCM, Roma è Banda Bassotti e Bloody Riot. Senza dimenticare i miei più immediati dintorni con i pionieri Chain Reaction, tutt'uno con Bari, e Fasano DC = giro Rumble Fish/Maizza con tutti gli amici esponenti. Bene, tutto questo per dire cosa? Semplice e subito svelato: SFC sta a Taranto come Taranto sta agli SFC, punto e basta.

Un'appartenenza indissolubile, un vero legame che contempla amore & odio, poichè senza l'uno non esiste l'altro, a fornire una possibile chiave di lettura del carattere reciproco, quel disincanto senza arrendevolezza di chi non si lascia schiacciare dall'ambiente circostante, dove si riesce comunque a trovare un proprio equilibrio, per quanto scombinato dalle mille problematiche con cui convivere. Sì, qui la territorialità gioca un fattore chiave nell'esperienza ed evoluzione stessa del gruppo (per quanto agli inizi sparsi in varie parti d'Italie ma dal cordone ombelicale ben saldo a Poisonville), tanto influisce anche nelle tematiche testuali, forse più stringenti su alcuni argomenti in quanto vissute quotidianamente sulla pelle. Con ben 33 primavere sul groppone, la band s'è fatta quelle spalle larghe in grado di abbattere qualsivoglia ostacolo si ponga innanzi: credo ormai che l'unico vero pericolo sia rappresentato unicamente da loro stessi!

Quando li si dava per spacciati risorgevano come una fenice più forti di prima, quando ci si chiedeva se erano spariti subito li sentivi belli ringalluzziti a menare con un nuovo disco; i live rodati come una oliata macchina che punta dritto, che se non stacchi loro l'alimentazione diventa colonna sonora eterna tanto rimarrebbero sulle assi traballanti del posto, meglio se occupato, loro naturale base. Il perno attorno a cui ruota l'intera storia è sempre Enrico De Vincentiis, capo banda che di volta in volta con nuovi mates, qui con la stessa solida lineup (Mauro e Davide alle chitarre, la furia Valerio alla batteria) del gran 7"ep Jonic deathrow manifesto, ci propina un'altra rovinosa novella siglata che, pur sapendo già cosa ti aspetta, è sempre pronto a stupirti, sottoscritto incluso che lo conosce personalmente dal 1995! Ormai nelle lande ioniche li si riconosce come fratelli maggiori, attestato di uno affezionato plateau sempre disponibile, anche fuori nido, tanto è vero che il nuovo parto raduna una gran bella lista di amici a dar mano da ogni parte dello stivale.

Cuenzo Cafè, questo il titolo, gira bene con le sue storie, un treno in corsa che dallo stomaco coinvolge l'intelletto...Regole d'ingaggio? HC punk energetico dalla formidabile tempra che si mangia in un sol colpo il tempo trascorso dai '90, che guarda agli USA facendo la spola con l'Italia in un continuo gioco di andirivieni; un frullato multi saporito che recupera percentuali ska e scatti dagli umori rockin'core, sempre con quella visione ruvidamente melodica e sgangherata disinvoltura che sfoggiano sin dagli inizi

Già dalle prime due tracce Starkidz e Mentre tutto brucia (perversa disamina su TA appunto, dove si versa bile sopra le macerie, beffardi fino alla fine) si intuisce che l'ispirazione è ai massimi livelli, come se l'inquietudine fornisse il pretesto per scatenare una smodata festa -foss'anche senza ritorno-, dove ve lo anticipo sarà difficile rifiatare. L'inserimento dei fiati in C.O.N.F.U.S.E.D. dona quella marcia in più ad un forsennato pezzo ska-core di per sè da top, la contagiosa I'm shaking fa prevedere grande mischia live, tanto è in grado di impadronirsi del centro nervoso, Busted e Whole lot of nothing rincarano la dose con quella rustica aria familiare della casa; l'asciutto carattere delle stilettate Il mostro e Best Fiend giocano al tira e molla, la risoluta Room service torrenziale come i Suicidal Tendencies dell'esordio e l'irresistibile title track Cuenzo Cafe rinnova il patto spettacolare col dialetto locale, complice l'alternanza nel cantato con bro Fido Guido, piegando così il genere a propria somiglianza, generando un immediato classico. A chiudere in acustico Amore e Realtà, dove il nostromo Enrico, col suo ghigno cantato ridendo e fischiettando ci lascia l'amletico dubbio del racconto autobiografico o di fantasia...

13 brani che spintonano e sgomitano facendosi strada nel fare strike, strumenti che dialogano a puntino caricati a palla in un tutt'uno volto a dare forma e sostanza al pensato, fusione di energie corrisposte da restituire sotto forma di emozioni, che la travolgente registrazione frontale -tanto sembra di averceli nella stanza d'ascolto- made in SudEststudio da Fabio Dubio cattura pienamente. Grafica super tanto quanto l'underground team all'opera: artwork invasione dei mutanti di King Rat, disegni interni di Gigio Bonizio (già autore della stupenda copertina di Jonic...), il tutto assemblato da Mr. Porro Dario Ursino. Amo TUTTI i loro dischi (chi più, chi meno) ma stavolta mi sbilancio sicuro nel dire che, con l'arrembante Prigioni (l'album simbolo dell'HC jonico), Cuenzo Cafè tocca il picco della SFC story. Lunga vita!


sfctarantohc91@gmail.com

domenica 24 dicembre 2023

IGNITE Ignite (lp/cd 2022 Century Media)

 


Quando nessuno se l'aspettava più, riemergono dal letargo (studio) i prodi californiani. Nessuno scioglimento, anche se avevamo temuto proprio il contrario: un disco ogni 6 anni potrebbe far cadere nel dimenticatoio innumerevoli nomi (pure avendo dietro un colosso come Century Media), ma la band ci ha abituati alle loro consuete scadenze, considerato che già tra A place called home e il successivo Our darkest days ne erano trascorsi altrettanti, e ben 10 dalla ultima bella botta War Against You del 2016 (giusto inframmezzata solo dal dvd/cd Our Darkest Days live del 2012), che li rimetteva in pista come se il tempo si fosse fermato.

E proprio da quello si riparte con questa nuova sfornata, dal tipico sound arrembante dotato di grinta e credibilità, non poco per un gruppo che calca la scena da 30 anni, per quanto degli originali sia rimasto solo il fido bassista Brett Rasmussen. Sì, perchè il frontman Zoli Teglas, colui che caratterizzava la band con la sua coinvolgente presenza e voce sin -quasi- dalla nascita, con quel suo riconoscibile cantato dal timbro potente ed esteso anche su alte tonalità (qualcosa tra Dexter Holland e Pat Dubar, addizionata di pathos e personale interpretazione), peculiarità che ha contribuito a far appassionare tanti alla band, ha lasciato nel 2020.

Orange County, 1993: in quel terreno fertile nasce la band, il cui core si fonda su ex membri di Unity e giro Uniform Choice, campioni di un certo tipo di hc corroborante, dove la sintesi energia-cervello-positive vibes trovava pronta compiutezza. Le premesse erano delle migliori, infatti la formula viene rinnovata al meglio, associandovi un sentito impegno sociale già avvertibile dai testi, confermato dal supporto concreto sul campo ad associazioni ambientaliste e animaliste. Uno dei punti fondamentali per capire a fondo la band e la sua visione entrando nel giusto spirito e' soffermarsi proprio sui testi, che diventano reale valore aggiunto, antenne sensibili dal pesante investimento emotivo, che colgono nel segno anche questa volta.

Già la copertina mette in chiaro, nella sua semplicità, l'intento dei 5: una loro foto in azione che diventa una forte affermazione di identità, per ripartire con quella convinta fierezza che mai hanno nascosto.

Nonostante l'abbandono del Teglas, il suo sostituto Eli Santana (chitarrista negli Holy Grail) si fa ben apprezzare guidando le sfrenate danze HC proposte in IGNITE, con l'ottima produzione di Cameron Webb (Motorhead, Social Distortion), membro aggiunto vista la presenza dietro al banco mixer dal 2000, che ispessisce -ma meno che nel recente passato- il corpo del loro grintoso HC dal nerbo positive old school, modulato con maestria tramite efficaci melodie che lo rendono sempre interessante. 

Sin dall'opener Anti-complicity anthem veniamo travolti da un'ondata che certo non bissa l'indimenticabile incipit che aveva Our Darkest... (Intro + Bleeding, un must nell'ambito in assoluto, per uno dei migliori dischi HC del nuovo millennio) ma irradia una potente carica che si fa epica, replicata dal selvaggio rinforzo di This Day (patrimonio da ipotetico best of), ma anche le secche sgroppate offerte in On the ropes e State of Wisconsin e l'avvertimento di The house of Burning tengono alto il livello, riuscendo ad incidere anche quando rallentano, dal teso groove di Enemy o assumendo sfumature malinconiche come nella sofferta Let the beggars beg (una gemma da ricordare), per un album che una volta assimilato potrebbe monopolizzare i vostri ascolti, a forza di cantarne gli irresistibili cori magari sotto palco con l'indice puntato al cielo (li ricordo bene nel luglio 2006 al Forte Prenestino!), intesa che proprio in ambito live viene esaltata alla perfezione (gente che, ad eccezione del nuovo chit. Nik Hill, suona assieme da oltre 20 anni). 

11 istantanee (nella versione digipack, con la valida bonus After the flood) che fotografano un mondo difficile, ma senza sentirsi atterriti dinnanzi a cotanto lavoro da svolgere, da intendere come una infuocata marcia costruttiva e di speranza per il prossimo, che si fa veleno verso chi non lo rispetta, approdo inevitabile quando si ha dovuta coscienza della realtà. Potreste obiettare che sa di sentito milioni di volte, che la proposta è cristallizzata da non aggiungere alcuna innovazione, possibile (ma ci interessa in definitiva?), ma la capacità di rendere sempre trascinante ogni sortita senza mai perdere credibilità dimostra la loro bravura, tanto che l'innata -e riconosciuta- carica empatica contagia e si riversa su chi incrocerà la loro strada. Energia -ecologica- da vendere, altro che Enel. A positive rage! 



Dedicato alla memoria del grande amico Jon Bunch (1970-2016), indimenticata voce dei Sense Field e altri.

martedì 19 dicembre 2023

JESSE MALIN

Riesumo un mio report del concerto tenuto da Jesse e ciurma un decennio addietro. Per chi non lo conoscesse, sto parlando di un'istituzione a pieno titolo nell'ambito musicale della sua amatissima NYC (vedasi quanti brani del suo repertorio dedica alla città), decretata da 40 anni di attività: svezzato -appena dodicenne!- negli Heart Attack al basso e voce (guardatelo nel dvd American Hardcore), poi voce nei glam-punx D Generation, grandissimo fan di Clash e Bad Brains (tanto da collaborare, via penna, alla ristampa del catalogo lp dei rastafariani), roadie per glorie locali come i False Prophets, proprietario e gestore del Niagara Club, sodale di Ryan Adams nei The Finger…Un musicista che ama circondarsi di amici, fare jam sessions e duettare con tutti (da Green Day, Lucinda Williams, Alejandro Escovedo a Tommy Stinson, che si è portato in tour qui in Europa a febb/marzo 2023 per il ventennale del solo-debut The Fine art of self destruction, passando per il padrino Springsteen).

Improvvisamente nel maggio scorso il nostro, classe 1968, è stato vittima di un ictus spinale, che gli ha procurato una paralisi dal bacino in giù, situazione che permane ancora nel momento in cui scrivo. Questo vuole essere il mio augurio di buona guarigione, per una persona che ritengo, visto le tante affinità, uno spirito fraterno. Se la musica fa bene a chi la fa ed a chi la ascolta, mi sento in dovere di ringraziarlo per tutti questi anni di piena dedizione alla causa. Forza Jesse!!!

Per contribuire a sostenere le spese mediche visitate il sito Sweet relief Musicians fund: www.sweetrelief.org

JESSE MALIN & ST.MARKS SOCIAL – Teatro Comunale – Dozza (BO) sab. 2/4/2011

Seconda tappa delle 8 previste del tour INVASIONE D’ITALIA (1-9 aprile, organizzato dalla Roots Music Club booking, in esclusiva europea!) per Jesse “P.M.A” Malin ed i suoi ultimi soci, i St. Marks Social (con il veterano Todd “Style” Youth alla chitarra), nella suggestiva cornice del minuscolo Teatro Comunale della incantevole Dozza, entroterra felsineo che decido di visitare per l'esibizione dei nostri (si era parlato pure di un data fiorentina al Glue, proposta ma non realizzata). Apre il cantautore toscano Cesare Carugi, acustica in spalla e voce in solitario, infatuato irrimediabilmente dalla terra americana, tra suoni (riecheggianti il N. Young più rilassato) ed immaginario testuale, che propone pezzi dal suo ep autoprodotto 6 tx Open 24 hours. Il compito era quello di scaldare gli astanti in attesa, ed il nostro ce l’ha messa tutta, confidenziale quel tanto da sembrare una esibizione in famiglia.

Platea che si entusiasma alle 22 quando inizia a ruggire il de-generato figlio della NYC punk. Jesse arriva armato di chitarra, che brandisce orgoglioso, tanto quanto i degni compari che lo accompagnano, nei 20 pezzi snocciolati pescati dai suoi 4 studio lp (ai quali vanno aggiunti, per completezza di discografia, l’album di covers ed un live cd), con prevalenza dall’ultimo riuscito Love it to life (SideOneDummyRecords). 


Un concerto semplicemente r’n’r, sudato a dovere per tutta la sua ora e passa di durata, come ben si conviene a chi ha fatto di quello stile la sua ragione di vita, senza rimpianti e con tante soddisfazioni… così è, se si riesce a dare importanza anche alle più piccole, talvolta decisive, emozioni. Genuina espressione stradaiola, tra dolcezze acustiche ricche di pathos ed elettriche folate di energia: dalle recenti Burning the Bowery, All the way from Moscow e Black Boombox, alle più vecchie Brooklyn, Cigarettes and violets, Wendy, Mona Lisa, Almost Grown passando per In the modern world e Broken Radio (il suo pezzo più noto, grazie al duetto con the Boss Springsteen), senza dimenticare la Bastards of Young dei Replacements (suo pallino dichiarato ed ispirazione, nemmeno così segreta) in versione piano e voce, nella medesima forma apparsa sul precedente platter, l’ottimo Glitter in the Gutter. Una buona panoramica offerta su quanto compone il suo percorso musicale sino ad oggi, peccato solo per qualche omissione, tipo il singolo Don't let them take you down (Beautiful day!)...ce ne faremo una ragione. 


Il centinaio di presenti (pressochè quarantenni) ha reso sold out la data, partecipando e sostenendo la band, che ha ricambiato con un lungo bis, chiudendo sulle travolgenti note della Lennoniana Instant Karma e con il colpo di testa del nostro loquace menestrello, il quale ad un certo punto ha deciso di arrampicarsi sul banco del merchandising e girare la stanza montando sulle sedie dei convenuti (che lo aiuteranno nello sbrogliamento del cavo microfono)…Che dire, impeto e feeling a braccetto, una conferma per il sottoscritto, che ha giudicato il citato Love it to life uno dei dischi preferiti dello scorso 2010 (primo appunto con la nuova backing band, che nulla aggiunge all’economia del Malin sound che non sia già conosciuto, se non un’accentuata, graffiante vena r’n’r), bissando quel Glitter...che lo era stato ai tempi della sua uscita nel 2007. L’update della tradizione cantautorale rock americana, attivata negli ’80, continua a passare attraverso la lezione punk, a rinvigorirla e svecchiarla anche dalla naftalina mainstream…e Jesse Malin ne è parte interessata ed interessante. Di una cosa sono tutti concordi: suona sempre ONESTO. Music makes the world a better place: long live r’n’r


In memoria di Todd "Youth" Schofield (1971-2018)




lunedì 17 luglio 2023

Dischi da rivalutare: T.S.O.L. Disappear – 2001 (cd Nitro)

 


In attesa della imminente calata che li vedrà protagonisti il 28 luglio nella serata d'apertura del bellissimo Distruggi la Bassa fest, voglio parlarvi del loro comeback album in apertura di millennio, ancora a fuoco dopo quasi un quarto di secolo

We generate monsters, we generate victims, we generate islands adrift in a system”

Già questo stralcio di testo da Terrible people basterebbe a definire l'attitudine dell'acronimo più iconico in ambito punk/HC: True Sounds Of Liberty

Ma permettetemi un velocissimo passo indietro, prima di proseguire. Nel 2004 assieme all'amico Enrico SFC ho condotto per una intera stagione il programma Frequenze Liberate (Liberation frequency dei Refused vi dice qualcosa?), grazie all'intercessione di un comune amico tarantino (grande Tanino!) che ci fece approdare a Nova Radio a Firenze. Imbattendomi nell'archivio cd dell'emittente, scopro per puro caso Disappear: mi servivano alcuni pezzi per chiudere la puntata, dato che avanzava minutaggio utile. Lo ascolto mentre lo mando in diretta mettendo primo e ultimo pezzo del cd, pescati a caso: effetto bomba! Rimango stupito dall'esuberanza che emanano i due pezzi, al punto che chiedo di portarlo a casa. Il responsabile dell'archivio mi dice che probabilmente mai era stato passato quindi ben contento di regalarlo a chi poteva apprezzarlo! Anche oggi, a distanza di anni, continuo ad ascoltarlo, e mi ripaga con le stesse sensazioni della prima volta, tanto da parlarne a chi avrà la pazienza di leggere quanto sotto.

I T.S.O.L nascono dall'idea del chitarrista Ron Emory ed il bassista Mike Roche nel 1978, ai quali si uniranno il cantante Jack Grisham e ed il batterista Todd Barnes degli appena discolti Vicious Circle a fine 1979. Da subito l'intesa funzionerà, producendo prima l'esordio omonimo 12"ep T.S.O.L (Posh Boy), selvaggio esempio del brusco carattere e liriche incitanti all'azione -di stampo politico, aderenti a posizioni anarchiche- con un sound all'altezza davvero incendiario (impossibile non esaltarsi con Superficial Love, Properthy is theft, oppure la splendida accoppiata Abolish Government/Silent majority, riprese anche dagli Slayer sul loro ottimo cover-album Undisputed Attitude, che riaccenderà interesse verso l'operato dei nostri), e quel caposaldo del punk/HC -che si è fatto- più scuro (o per molti, il nascente deathrock) che risponde al nome DANCE WITH ME su Frontier. Non dico niente di nuovo affermando che trattasi di una turbolenta doppietta che farà storia, marchiando indelebilmente la scena americana inserendo la band nel gotha degli irrinunciabili nel panorama assoluto di riferimento. 

Tuttora Dance with me gode di un rispetto assoluto da parte di ogni buon amante del più irruente punk/HC che incorpora forti suggestioni gothic, 11 nere gemme dall'avvincente sguardo morboso, imbevute di pericolosa decadenza (ma senza il disperato spleen dei coevi Christian Death): dalla grinta di Sounds of Laughter alle perversa Silent Scream, scabrosi testi horror come nella famigerata Code Blue (più per provocazione che per immersione nel mood della corrente dark, cerone e eyeliner inclusi) o la rabbia di I'm tired of Life, sino alla resa senza speranza della title-track, senza dimenticare una presenza sul palco di quelle significative (risse all'ordine del giorno, con Grisham a sedarle forte della sua mole simil armadio e impavida avventatezza pronto allo scontro, anche quando si presentava indossando una gonna). Pure l'altro capolavoro -sempre su Frontier- dal titolo Only Theatre of Pain, che segna l'esordio dei blasfemi Christian Death avverrà pochi mesi dopo e sempre nei medesimi dintorni (qui ancora con un suono debitore di innegabili radici punk: non a caso alla chitarra troviamo l'ottimo Rikk Agnew, già di fama Adolescents), a conferma che il goth attecchisce bene in California, in compagnia di Super Heroines & 45 Grave (seguiti poi da Burning Image, Pompeii 99, Psi-com giusto per citarne alcuni), adepti che proprio sotto il sole troveranno gole pronte per i loro aguzzi denti.

Dopo aver siglato un accordo con la Alternative Tentacles nel 1982, seguirà il nuovo 7"ep WEATHERED STATUES (con la notevole Man and Machine) e a ruota l'lp BENEATH THE SHADOWS, che si comporteranno altrettanto bene. L'album smorza un pò il tiro tipicamente punk aumentando il tasso oscuro del suono (ma stavolta in senso più psichedelico, dai rimandi Doorsiani), ma quello che perde in irruenza si cerca di compensare in una costruzione dei brani più ambiziosa (non sempre indovinata), arrangiamenti più curati (con inserimento in pianta stabile di piano e tastiere) e slancio rock -quando wave-, come possiamo sentire già dall'opener Soft Focus, nel fascino della strumentale Glass Streets, o nelle più ritmate ed ottime The other side e Wash away. A modo loro, a tratti persino eleganti. 

Dopo l'abbandono del Grisham (la cui particolarità sta anche nel fatto di cambiare nome su ogni disco: Delonge, Greggors, Ladoga, Delauge, Alex Morgon) e del batterista nel 1983 (i quali riappariranno sotto il nome Tender Fury, con alcuni album all'attivo), si avranno altri titoli, allontanandoli però da quanto in tanti avevano amato. 

Ad un certo punto si troveranno due band dal nome T.S.O.L, situazione che scatenò l'inevitabile disputa legale il cui risultato inibirà per un periodo proprio i fondatori dall'uso della sigla, a vantaggio del nuovo cantante Joe Wood (subentrato dall'album del 1984 Change today?, in forza fino agli anni 90, ex cognato proprio di Grisham!), che porterà la band progressivamente verso lidi hard/street r'n'r, perlopiù noti in questa fase quando i Guns n' Roses li citeranno come una delle loro influenze, portandoseli pure in tour. Difatti, se prendete il live album del 1991 uscito per la Triple X, noterete che fu pubblicato con i nomi dei quattro originari componenti, in virtù proprio di quanto detto sopra...per inciso, un disco che funge da greatest hits live, compendio delle epocali creazioni del biennio 81-82.

Comunque, ripresi i diritti della sigla e con 3/4 degli originali (ad eccezione del compianto batterista T. Barnes, deceduto nel 1999, rimpiazzato da Jay O'Brien) riappaiono sulle scene nel 2001, prima con il bel 7" Anticop/White American e poi con questo graffiante DISAPPEAR per la Nitro, etichetta nata nel 1994 (inizialmente solo per pubblicare i Guttermouth) per volere di Dexter Holland, voce degli Offspring, loro dichiarato fan e maggiore sponsor (deciso ad investire una parte della montagna di soldi piovuta dopo il successo planetario della sua band, in una attività parallela in linea col suo primm'ammore), che ce li rende belli scattanti ed in forma. 

A cominciare dalla copertina da B movie, tesa a richiamare in parte quella di Dance..., come a voler suggellare una connessione con lo spirito degli albori (facendo un salto temporale, oso dicendo che questo poteva essere il naturale seguito di quel fantastico lp), si susseguono 12 pezzi che sembrano concepiti negli ’80, ma evitano di suonare datati; diciamo attuali seppur con una registrazione d'antan, per mano del loro storico producer Thom Wilson, con chitarre focose e il recupero di quella sporcizia primigenia, con un cantato talvolta enfatico, al limite della teatralità, pochi orpelli e pezzi brevi dritti al punto per una viscerale mezzora che viene fuori di getto. Passato e presente che si incontrano, mescolano e fecondano a vicenda (con qualche inevitabile autocitazione sparsa) portando ad un risultato da assaporare tutto d'un fiato, che sembra fatto per riconquistare l'intesa tra loro, più che per accontentare i fans (anche se un pensierino alla possibile diffusione su larga scala l'avranno pure fatto, ma dubito potessero piacere agli amanti del neo-punk in voga al tempo).

Meno macabro e più agile (pure nei testi, dai risvolti talvolta amari), dalla sfacciata Sodomy al feroce sarcasmo della sinistra Terrible People, tra una notevole tirata hardcore (In my Head), l'invettiva di AntiCop, una Renounce che ti acchiappa e non ti lascia più (beachpunk a mille!), continuando con la devastata ode di Pyro o il ruggito di Automatic, le più esili Socialite (con una bella tromba finale) e Paranoid invece risentono dell’esperienza più melodica del cantante e chitarrista nei Joykiller (messi su nel 1995 con ex Vandals e Gun Club, con 4 album in score), sino alla scatenata Disappear, che con tutta la sua irresistibile veemenza chiude al meglio un disco che si dimostra convincente e genuinamente passionale. Non paragonabili ai loro terremotanti inizi, per impatto e rilevanza, anche perchè mutato a 360° tutto il contesto (all'epoca i suoni HC punk erano ancora farina freschissima da setacciare) ma la dignità qui è salva, tanto da ravvivarne al meglio la leggenda.

Nel 2003 ci sarà pure un nuovo album di inediti sempre su Nitro, DIVIDED WE STAND, che vi consiglio per un'eventuale acquisto congiunto, fornendo una bella fotografia dei T.S.O.L. fase 3, che tra una reunion e l'altra pubblicheranno anche altri dischi (l'ultimo studio è THE TRIGGER COMPLEX del 2017 su Rise), ma rimanendo perlopiù attivi in versione live. Occasione che si presenterà ormai a giorni, qui da noi per alcune date del loro euro-tour, così da poter saggiare la tenuta di questi indomiti sessantenni. Buon live a tutti!