Premessa: io amo i tributi, di qualsiasi tipo. Che siano omaggi alle proprie influenze, stravolgere brani interpretandoli in un genere altro, focalizzare un determinato album/band/periodo che sia, progetto singolo oppure a più teste e mani, non ho alcun problema a comprarli tanto smuovono la mia curiosità (difatti ne possiedo in tutti i formati almeno una trentina). Il bello di questi album è sentire la visione, il confronto e l'idea che i partecipanti ci mettono dentro. Un luminare in tal senso è stato sicuramente Hal Wilner, colui che già nel 1981 proponeva e sdoganava tale pratica con Amarcord, il tributo jazz a Nino Rota, con seguiti negli anni (Theolonius Monk, Charles Mingus, Kurt Weill...), fino all'ultimo in vita, l'affascinante Angel Headed Hipster omaggiante Marc Bolan/T Rex, uscito poco dopo la sua prematura dipartita nel 2020. Proprio in quel progetto, fondamentale fu un suo stretto collaboratore, il mio vecchio amico Marc Urselli -gettonato produttore alla corte di John Zorn e mille altri, chief engineer presso l'East Side Sound a NY e proprietario dei suoi Audio Confidential- ossia l'ideatore, assemblatore e factotum dei due dischi che sottopongo alla vostra attenzione, riguardanti coloro che, il mondo punk prima ma rock tutto dopo, ha conosciuto come gli immarcescibili Ramones (1974-1996).
L'eterogeneità dei coinvolti è il faro per orientarsi nell'ascolto, impostato con la formula collaborativa tra artisti di diversi campi sonori, scelti con un preciso intento: rifare sentendo il pezzo, chi per affinità chi per vissuto altri ancora per stima e sfida, al punto da rinnovare il make up dei 34 brani complessivi stipati in due separati cd (in ecopack cartonato) o 30 nelle rispettive edizioni in vinile, pubblicati dalla Magnetic Eye, per la collana Redux series (etichetta dedita ad operazioni simili a guardare il loro nutrito catalogo, per la quale lo stesso Marc aveva fatto uscire il particolare disco esperimento -anch'esso corale- indigenous doom/drone SteppenDoom nel 2022).
Rechiamoci quindi oltre oceano, con doveroso salto al 1976 anno d'uscita dell'esordio omonimo dei finti fratelloni, e avanzamento sino agli anni '90, con un sunto della loro produzione raccolta sotto l'usuale dicitura best of, ossia il lasso temporale qui preso in esame.
Classic albums re-imagined: osare nell'infrangere il mito? Beh, le accoppiate che apportano variazioni cercando di rimescolare le carte non mancano affatto, anche perché sono davvero pochi -volutamente?- gli esponenti provenienti dall'area strettamente punk.
Citando alla rinfusa: chi personalizza il brano adattandolo al proprio stile, come la ritrovata collaborazione tra Voivod e Foetus, alle prese con Zero Zero UFO metallizzata con andatura thrasheggiante, i Napalm Death che cercano di brutalizzare con la complicita' di Thurston Moore Now i wanna sniff some glue mentre Mondo Generator stonerizza giusto la chitarra da par suo in Blitzkrieg Bop (introdotta, ma non segnalata, da Durango 95), Ufo Mammut+Bent Motorpsycho intenti a piegare al loro cospetto Chain Saw, granitica ma ancora riconoscibile nella sua linea melodica, per quanto integrata nel relativo muro sonoro heavy, al pari di Zeni Geva con Besvarjelsen You Should Never have opened that door dall'acido finale, Domkraft e Ulf Cederlund (Entombed) con alcuni Solace in Today Your Love, Tomorrow the world...
Tra quelli che trasfigurano le versioni rientrano David J con Paul Wallfish (Swans, Botanica), a rendere suggestiva e notturna I wanna be sedated (tenendo proprio fede al titolo!), i Kayo Dot e Ihsahn (Emperor) con il loro approccio free a smontare Teenage Lobotomy, Venamoris ossia Dave Lombardo e consorte Paula assieme a Eicca Toppinen (Apocalyptica) rendono suadente I want you around, So Hideous e Gary Lucas (Captain Beefheart, Jeff Buckley) che strapazzano The KKK took my baby away, Gezan e Eugene Hutz (Gogol Bordello) si divertono invece con Blitzkrieg Bop, e le tastierine Casio dei Bonaparte con Flake (Rammstein) a giocare nel manipolare Judy is a Punk (queste ultime due bonus cd).
Più in linea con gli originali le renditions del compianto Wayne Kramer ospite dei Boots Electric (membri degli Eagles of Death Metal) con I wanna be your boyfriend, la quasi riverenza di Vicky Peterson (Bangles) nell'offrire Sheena is a punk rocker (bonus cd) e Oscar Dunbar/The Heat nel proporre You're gonna kill that girl, il pazzo ottuagenario Arthur Brown + The Berserker Blothar GWAR in I don't wanna walk around with you, le toste versioni modernizzate ma fedeli alla linea di Chinese Rocks firmata Duel, Havana Affair ad opera di Zapato 3 con Toxix Tito e Rudy La Scala, Deathchant con Judy is a Punk, i Volume di Listen to my heart...
Segnaliamo anche la rappresentanza italiana: i Raw Power con alla voce Sergio Milani (Kina/Frontiera/Ombra) nella botta veloce I don't care, gli amici pugliesi King Potenaz (da Fasano) e Nefariant che appesantiscono rendendo doom Time has come today, Daniele Brusaschetto in tandem con Chvad SB con la corposa proposta di I can't be, finendo con gli Aborym e vocalist Kaiten che ricompongono in versione electro Now i wanna sniff some glue (bonus cd).
Una sincera, eclettica esplorazione rifocillante sul materiale Ramones (noto similitudini con il Black Sabbath tribute su Temporary Residence), con tutti i pregi e limiti, più che difetti dell'operazione: come segno di continuità e memoria con l'ispiratore e mentore Hal Wilner, e tributo ad uno dei simboli assoluti della NY che più amiamo ricordare, direi missione compiuta.
Siamo stati testimoni poi al Medimex, lo scorso 21 giugno a Taranto, alla prova live di tale fattaccio: il buon Marc ha allestito in esclusiva italiana questa chicca intenta a rinverdire il fascino trasversale del Ramones sound, in apertura degli in formissima Suede, con il loro romanticismo d'annata pop, e il fluttuante shoegaze tra sogno e abbandono wave targato Slowdive. Così si presenta la NYC Redux band play Ramones, con una super line up composta da veterani e giovani, quali Sami Yaffa (Hanoi Rocks, Jetboy, Michael Monroe), Brian Chase (batterista degli Yeah Yeah Yeahs), Steve Conte (Company of Wolves, NY Dolls, Michael Monroe), la performer Tammy Faye Starlite, l'arzillo Kid Congo Powers (chitarra per Gun Club, Cramps, Bad Seeds, solista), Eugene dei Gogol Bordello, Victoria Espinoza e Kay Bontempo (della punk band Puzzled Panthers) e Enrico Petrelli (Malesangue), a sollazzarci nei 14 appassionati brani proposti in 40 minuti a disposizione, uniti nel compito di far rivivere la lezione evergreen della storia...e così è stato!
Iniziando con Beat on the Brat con Enrico alla voce e finendo collettivamente con Blitzkrieg Bop (infilandoci prima del finale al suo interno una veloce ripresa di Bella Ciao!), nel mezzo Havana Affair, Chinese Rocks cantata dal Conte, Let's Dance invece dalla coinvolta Tammy, Listen to my heart e 53rd &3rd dal Kid, Victoria esplosiva in Teenage Lobotomy e I wanna be your boyfriend con l'aggiunta di Kay, fino all'entrata in scena dello schizzato Eugene e tutti sul palco a scatenarsi con I wanna be sedated, Pet Sematary e Poison heart. Metteteci pure, a completare lo sguardo, l'allestimento della mostra della fotografa Roberta Bailey al MarTa; è suo l'iconico scatto di copertina dell'esordio della band, per dirne una, ma anche di tanti altri del giro originale CBGB's e non (New York Dolls, Damned, Clash, presente al famigerato giro Usa dei Sex Pistols nel 1978, Richard Hell...), che si è concessa nell'apposito talk a commentare le foto e parlarci dell'epoca vissuta in prima persona, lei la ragazza alla cassa del locale, come si é autodefinita. Un bel ripasso senza pretese e nient'altro, se non divertimento: Hey Ho Let's Go Marc!










