Semplicemente,
un breve ma doveroso ricordo di una grande esperienza nostra,
per vicinanza e sentimento.
Sì,
perchè quella bella e spaziosa costruzione immersa nella campagna e
non distante dal mare, qual è stata la masseria Maizza, è
stata la casa ove incrociarsi nei tanti fine settimana durante
quei sei anni e poco più che hanno segnato il suo intero ciclo
esistenziale, che molti di noi ancora sentono con smisurato
affetto, al netto dell'effetto nostalgia (canaglia).
Vado
a memoria...
L'atto
finale fu la conclusione, nel settembre 2002, del contratto di
comodato d'uso decennale siglato tra proprietà e cooperativa sociale
cui era stata data in gestione, e nonostante l’impegno per cercare
una mediazione sino all'ultimo istante, era chiaro a tutti che
l'altisonante progetto di sfarzoso snaturamento avrebbe
prevalso. Infatti era già in cantiere la trasformazione del sito in
un agriturismo de-luxe, con tanto di piscine e campo da polo per
ricconi. E così fù.
Ma
cosa avrà avuto di così speciale questo posto, per parlarne ancora
a distanza di oltre 18 anni? Lo ripeto, una delle più illuminanti
esperienze locali.
La
storia fu attivamente promossa e inizialmente avviata, diciamo nel
1995, grazie allo sprono della Rumble Fish Corporation, stoica
diylabel-distro messa su da Antonello L'Abbate con gli altri Shock
Treatment, decani della scena pugliese in ballo dal 1991
al 2003 (con ben 6 dischi e 3 demo-tapes pubblicati: immaginate un
suono stravolto -a trazione ritmica- che si abbevera della fonte post
nelle sue varianti dissonanti e arcigne declinazioni, che siano core
o noise, hard o punk, se non tutte insieme in libertà), i quali
decisero di dare mano preziosa ai pochi gestori, collaborando
fattivamente alla vita del luogo, rianimato con il coinvolgimento
delle nuove leve autoctone, accomunate dal collante musicale e
desiderose di crescere con le proprie forze. Man mano che la
convinzione cresceva ed il gruppo costituente si conosceva all'atto
pratico -anche dibattendo criticamente- la faccenda montava e meglio
si definiva il progetto in essere che si erano prefissi,
proponendo attivita' che rispecchiassero le anime degli attivisti,
senza obblighi né convenienze di facciata, solo voglia di fare a
modo loro e niente più. Meglio fare che non fare, no?
Così
nacque l'idea che l'avrebbe fatta conoscere e ricordare negli anni,
una meritata fama guadagnata sul campo con quel ghiotto appuntamento
che si teneva puntuale come un orologio svizzero ogni anno a luglio:
il Rumble Fish festival, che muterà poi denominazione nel
2001 in Maizza festival, tributo appunto
all'accogliente masseria ospitante. L’iniziativa era volta a
mostrare, nel corso della consueta due giorni, band -principalmente
HC/punk- dell’area underground italica, orbitanti nell'universo
dell'autoproduzione; dalla prima edizione in una diversa location
(Circolo Pericle) con soli gruppi locali, alla prima nazionale del
1996 durata ben tre giorni, che in realtà fece da presentazione al
cd Get the Usual suspects out, coproduzione a 4 che
vide coinvolta la stessa R.F.C., con la presenza di
quasi tutte i nomi partecipanti alla -valida- compilation (qualcosa
come 16 band su 20!), poi stabilitasi con lo standard degli 8 gruppi
in cartellone, andata avanti sino ad arrivare alla ottava ed ultima
nel fatidico 2002, quella accolta, per la prima volta, da uno
scroscio d’acqua tale da costringere a tenerla indoor. Ogni anno ho
fatto in modo di esserci, come tanti altri, pur vivendo altrove,
riuscendovi sempre e comunque...Perche'?
Il
significato di scena emergeva e si rafforzava proprio in
queste situazioni, tra incontri e reincontri, nuovi e vecchi amici
con happening all'insegna della sbracata (pre) vacanza, specie per le
truppe calatesi fin quaggiu' a godersi mare e campagna, per
quanto in basic condition, spiattellati in un weekend di quelli belli
torridi, come da sudata consuetudine pugliese. Abbracci e baci,
scambi e acquisti dai banchini, progetti da sviluppare tra
improvvisate cordate diy nate davanti un piatto di pasta, una birra o
partita a calcio, foto, video e quant'altro ci faceva sentire sulla
stessa lunghezza d'onda, contribuendo ognuno a modo suo a creare
l'evento.
Personalmente
non dimentico diverse serate tirate a fare l'alba, passate a
chiacchierare su mille argomenti, col Presidente Antonello
(l'urlante burbero dal cuore d'oro) o qualche cena di ritrovo
a cazzeggiare ascoltando musica, suonata o diffusa, anteprime di
pubblicazioni, fossero fanzine (qui operava l'ottima Karta
Kanta/Carta Stracci del bell'Angelo Olive), cassette
e/o dischi poco importava, predominava il piacere di stare insieme... Momenti
superlativi che hanno cementato amicizie toste, di quelle che
sopravvivono, che ci si riveda dopo 10, anche 20 anni e sembra invece
come la sera prima.
Oltre
a una vagonata di italiani, anche diversi gruppi esteri hanno calcato
le assi del palco in&out (con il clou Avail/By All Means
nel sett. 1998), nonostante la parsimonia con cui venivano
organizzati i concerti (di media un paio al mese), conservando quella
voglia di divertirsi nell'organizzare le cose, anche perchè le
attività non erano finalizzate solo all'atto live o unicamente
recuperare fondi per autofinanziarsi (per quanto una costante dei
posti autogestiti simili...gia', il prezzo della liberta'). Difatti,
le iniziative messe su dal collaudato staff (sfidanti all'ultimo
sangue nei tornei di risiko promossi, va detto) erano varie e si
susseguivano tra programmazioni di film/documentari, presentazioni
libri, oltre al laboratorio di restauro mobilia, info shop, passando
per il mercatino di abbigliamento di seconda mano (senza dimenticare
la creazione di due sale prove, solitamente ad uso degli interni
S. Treatment, i fuzz corers No Exit ed i cafo-noisers
Phonorakes e dalle filiazioni scaturite dallo scioglimento
delle ultime due, l'effervescenza punk-r'n'r dei Gangway! Man
ed il sofferto incedere post-HC degli Erpice, tutti con dischi
all'attivo, passando anche per Brusca e Superbarbers...).
Una preziosa palestra per tanti giovani alle prime armi e non che, da
quest'insieme, hanno saputo trarre stimoli per costruire
autonomamente il proprio modello nelle proprie aree di riferimento,
anche se a due passi. Altre solide situazioni si sono susseguite nei
dintorni negli anni (la Masseria Foresta Autogestita, tuttora attiva
e impegnata, per dirne una) però il fatto che si respirasse quel
senso comunitario la rendeva speciale, se non familiare,
almeno per chi l'ha vissuta nella sua forma più sana e coinvolta.
Insomma,
in un periodo pur propizio per occupazioni e contesti autogestiti (se
ne contavano in regione una quindicina, oltre a varie t.a.z.
improvvisate), una tappa fondamentale per la Puglia nello sviluppo
dei fermenti antagonisti del tempo, un cantiere dove i gruppi
trovavano la famosa isola felice, imbattendosi realmente nella
pratica cultura do-it-yourself, sbattimento e soddisfazioni inclusi,
andando anche ben oltre il piano squisitamente musicale. Una
inestimabile esperienza per chi come noi ha avuto la fortuna di
viverla e, anche dopo quasi quattro lustri, unica. Sì, una nostra
gran bella storia, di fatto alternativa.
P.S.:
Diretta appendice, visto il naturale collegamento col fin qui
narrato, il nuovo posto autogestito, attivato nel 2003 da diversi
orfani coinvolti nella precedente storia: il Coccaro 3,
nome preso dal riferimento ubicativo dell'area (la stessa della
vecchia locazione). Quando le cose cominciavano ad ingranare,
nel marzo 2006 i locali furono bruciati in maniera dolosa, provocando
ingenti danni alla struttura dell'intero casolare, inclusa la
strumentazione ed il resto presente nelle stanze, che solo grazie ad
una sottoscrizione da mutuo soccorso diy su scala
nazionale fu resa meno pesante, almeno dal punto di vista economico.
La conseguenza però fu la prematura interruzione delle attività, e
purtroppo stavolta a tempo indeterminato. La memoria rimane, nel bene
e nel male, che si sappia...
Citando
alla rinfusa, un caloroso saluto e perpetui ringraziamenti a:
Antonello
e Oriella, Fernando, Achille e Elena, Francesca, Ignazio e Domenico,
Michele, la famiglia Olive (Angelo, Vincenzo e Franco),
Paolino, Pierino, la coppia in trasferta Cristina e Donato, Giuseppe
Pugliese, l'altro Giuseppe, Stomeo, Vito, Palmina, Piero,
Lucio, Annarita, Gianfelice, Ambrogio... e tutti gli altri coinvolti,
che solo il sopravanzare dell'età mi fa involontariamente
dimenticare.