domenica 15 maggio 2016

The DOUGHBOYS - Happy-Sad philosophy





Ok: a molti questo nome dirà poco, se non addirittura nulla alle nuove generazioni, ne sono ben conscio... L’ennesimo affronto duro da digerire, specie quando si parla di gruppi poco trendy, in fatto di stile o appartenenza al giro giusto, motivi che certo non spingono a parlarne. Giusto qualche nostalgico ogni tanto li tira ancora fuori…Vendetta! L’articolo vuole quindi rendere giustizia ad un gruppo dall’alto spessore, che merita di farsi ri/scoprire per le tante entusiasmanti pagine scritte in 10 anni d’attività.

Montreal (Quebec), fine 1986: il ventenne Johh Kastner, dopo un ep e due micidiali lp tra l'84-'85 (Be What You Want e Contemporary World), viene cacciato dagli Asexuals, energica HC band nella quale cantava e di cui era fondatore, e cosi' decide di ripartire all'istante iniziando una nuova avventura (imbracciando anche la chitarra ritmica), con alcuni amici che entrano a far parte del gruppo (come il bassista Jon Asencio Bondhead -ex League of Dead Politicians e Zyklome B-, il chit. Scott McCullough ed il poderoso batterista Brock Pytel)... Il nome prescelto e' DOUGHBOYS! I quattro si rintanano volutamente per alcuni mesi al chiuso tra sala prove e lo studio cittadino Victor, e, senza aver mai suonato dal vivo, confezionano, con il produttore Steve Kravac, quello che diventa l'esordio effettivo. WHATEVER esce a meta' 1987 per la concittadina Pipeline rec. (ristampato poi dalla Cargo ed in Inghilterra dalla What Goes on), sfoggia dieci indovinate tracce che puntano piu' sulla melodia che sulla velocita' HC in senso stretto (pur mostrandone i dettami, come mai piu' faranno), con parti vocali divise tra Kastner e Pytel. Si scatta subito con Tradition che assieme a You're Related (uscita pure su video) dettano il ritmo al disco, ma sono songs come Strangers from within, I Remember e la doppietta finale You don't know me/ I don't wanna know ad emergere grazie al robusto pieno melodico (con qualche variazione in You don't, formalmente una rock song ma suonata con irruenza tutta core), ruvidi accordi conditi da ruggenti melodie umorali, tra solarita' e malinconia, una particolarita' rintracciabile in diverse bands della loro terra (...sara' l'effetto della neve?), che lasciano un bel segno in chi ne viene a contatto. Intanto in seno alla band si verifica il primo avvicendamento -una costante d'ora in avanti-, con l'entrata del chitarrista-cantante Jon Widdalee Cummins (ex Circus Lupus di Toronto, conosciuto dopo una data nella sua Boston nel corso del primo USA-tour, fatto dai 'Boys prima di aver mai suonato in Canada, nonostante l'album fosse gia' fuori!), al posto del McCullough (futuro alt-rocker nei Rusty), che diventa subito un pilastro della formazione. La faccenda sembra continuare sulla strada giusta, quando vengono contattati dal produttore Dan McConomy, che stava cercando una band pronta a fornire qualche brano a supporto di un film in preparazione sul mondo skate... Durante la fase di realizzazione pero' l'accordo si dissolve nel nulla, causa bancarotta della casa di produzione del film; visto che 3 pezzi erano pronti (reprise di brani gia' su Whatever), decidono di farli uscire ugualmente sotto forma di promo 7''ep in 500 copie su MTL rec. (in pratica autoprodotto). Dopo un tour attraverso il Canada, come opening act dei Red Hot Chili Peppers, trovato un accordo con la californiana Restless nel 1988, i nostri fermano un attimo la loro sfrenata attivita' on the road, prendendosi giusto una pausa per incidere, in California, l'album che dichiara il loro stile, consacrandolo agli annali del genere -cuore e memoria-, mostrando l'animata essenza della band. Parlo della perla HOME AGAIN dell'agosto '89, prodotto dalla rodata coppia Stevenson- Egerton (chi non li conosce per la militanza negli storici Descendents e nei frizzanti All, oltre alla parentesi Black Flag del Stevenson- si schiaffeggi da solo), che optano per una produzione tipica di quelle che privilegiano l'ascolto loud volume, riuscendo a rendere magiche le dieci chicche incluse, apprezzate al punto da farli notare in maniera vistosa in ambito underground, dove gia' si parla di loro come uno dei migliori live-acts del Nord-America. Buying Time e No way fanno carburare l'ascolto, che si vivacizza ulteriormente con le scatenate In my head e Waiting away, la Today di Cummins che conquista favori con la sua abilita' melodica, e l'ultima She doesn't live there anymore di Asencio, a presentare l'anima che verra' propriamente fuori da li a poco, strizzando l'orecchio al mondo college (degna dei migliori Soul Asylum). Vertici del disco? La struggente I won't write you a letter, la travolgente Numbered Days, con quell'impennata di tono finale, e la punk song White Sister (con la mitica parte centrale a cappella) non hanno eguali! Un torrido connubio che si nutre di superlative melodie, energizzate dall'irruento trattamento punk e da un intenso feeling live, con le voci che si completano vicendevolmente (chi scrive il pezzo lo canta...quindi tutti!) e si accoppiano nei coinvolgenti cori a profusione...Husker-core venne definito all'epoca (con un debito pagato pure ai Descendents, specie nelle parti ritmiche). Tra l'altro e' l'unico loro disco a cui sono allegati i testi, solitamente presenti in brevi estratti (mistero che francamente non mi spiego, se non con la poco importanza riservata agli stessi), qui dalle riflessioni dolci-amare che ben spiegano il titolo dell'album. Ricordo ancora con gran piacere l'articolo di Pierluigi Bella sulle pagine del defunto mensile Velvet, uno dei pochissimi audaci a diffondere il culto nello stivale. <Really powerfully produced music, lots of guitar & umph here. Good record from these Canadians!> (Tim Yohannon MRR #77, ott. 89).

Qui finisce il periodo più esagitato -e dall’underground feel- della band, con l’abbandono del Pytel in vece del potente e preciso drumming di Paul Newman (da Toronto, nessuna parentela con lo “spaccone” hollywoodiano) ed inizia la fase che mette a -strettissimo- contatto il punk con il power-pop (perlomeno quello che si intende con il termine rapportato nell’era alternative), che li contraddistinguerà in futuro, a partire dall’immediato nuovo lp, HAPPY ACCIDENTS, fuori nel 1990. Stupende le armonie e gli intrecci vocali che riescono a modellare (“soffice respiro vocale” dalle parole dell’amico Luca Collepiccolo), ancora una volta straordinaria la capacità di creare trame sonore avvolgenti dal ricercato gusto melodico. Alla brillante Countdown è affidata l’apertura, uno dei pezzi più energici del platter, assieme a Sorry Wrong number e Every bit of nothing, che si sviluppa e cresce attraverso la profonda Deep End ed il rock di Happy Home, due immediati Dough’s classici; le convincenti firme di Cummins (sempre più presente in fase di scrittura) Intravenus de Milo, Far Away e Wait and see fanno gioire, per proseguire con l’accattivante Happy sad day, e lo spensierato pop elettro-acustico di Sunflower honey (qui si parlava addirittura di corteggiamento dei REM fans), con un testo che sa molto di presa di culo da quel che si intuisce, scritta e cantata da Asencio, che vien fuori come il lato più pop della band. Gli ultimi due pezzi invece sono autentiche mosche bianche nella loro discografia: The apprenticeship of Lenny Kravitz sembra un pasticcio rock senza capo nè coda, mentre la conclusione è affidata ad un bel brano acustico all’americana, Tupperware party… Un disco intrigante dal pronunciato afflato college-rock, arioso nell’atmosfera che emanano le 13 tx, che forse soffre solo la loro scelta di produzione (o la pesante mano del produttore Michael P. Wojewoda?), risultando in taluni casi ridondanti (specie in certi arrangiamenti). <Hard hitting dose of pop oriented hard rock with sharp hooks and vocal harmonies> citando Billboard... Il contesto sonoro si sarà pure addolcito, ma per quanto concerne la qualità del materiale, nulla da eccepire: eccellente! (idem la copertina di Drazen Kozjan, già designer di Home Again). Insomma, la band vuole dire a tutti che è pronta per la svolta di carriera! Da ricordare l’amichevole collaborazione prestata dai due Voivod Michel “Away” Langevin e Jean Yves “Blacky” Thierault. Parte il tour che li porterà nel nostro continente a cavallo tra il 1990/91, con alcune date pure da noi (7 dic. all’Isola nel Kantiere, indimenticato squat bolognese), dove ritornano dopo la toccata e fuga dell’89 (7 ott. al “Joy Club” di Balsega di Pinè (TN), 8 ott. “Sala Boldini” di Ferrara, qui supportati dai locali Madhouse). Proprio da due concerti tedeschi tenuti a Bielefield, verranno estratti i 4 pezzi che compongono il live ep HOME AGAIN (titolo bis!), seconda uscita del singles club della Blackbox, che li vede alle prese con due originali + due covers, appartenenti a Cheap Trick (“He’s a whore”) e Kiss (“Stole yer love”). Il seguente minilp WHEN UP TURNS TO DOWN a fine ’91 (stavolta dimissionario il bassista J. Asencio Bondhead, sostituito dalla meteora John Deslauriers), è un passo controverso, poiché esce nel completo disaccordo tra la band e l’etichetta, che li forza coi soliti obblighi contrattuali (ragionamento più vicino all’ottica major che non ad una indie…), a mò di ripicca poiché la band nel frattempo meditava di cambiare aria, disgustata ormai dalle ripetute fregature incorse e dall’ambiguo comportamento della label, come in un rapporto mai decollato, nonostante le buone premesse iniziali. Nei suoi 5 pezzi solo due sono nuovi di zecca, l’opener So Long e la title track, più riflessiva e meditata, anche nel ritmo, sulla falsariga stilistica dei migliori episodi di “Happy…”, aggiunti a due covers più il remix di “Deep End” (nella stampa europea, su Roadrunner, è esente la cover di "Private Idaho” dei B 52’s). Partecipano poi a Something’s gone wrong again, il tributo ai Buzzcocks (con i quali erano stati in tour e tra i loro numi tutelari) messo su dalla rinomata Cruz nel ’92, dove rivivono gli infuocati spiriti di gioventù col remake di Why she’s a girl from the chainstore… Una goduria per il quartetto, visto le notevoli affinità sonore con quanto abitualmente masticano; il loro terreno ideale, semplice ma dal forte impatto emotivo. 

Nella stessa estate i nostri decidono di rescindere il contratto-capestro che li legava alla truffaldina Restless, svincolo pagato a duro prezzo (pare $10.000), ma necessario, anche perché qualcuno aveva bussato alla loro porta: difatti, la situazione si sblocca poco dopo quando firmano per la major A&M, lesta ad assicurarsi per prima le loro prestazioni, che da alle stampe il gettonato CRUSH. Il disco esce nell’agosto ’93, anticipato dai cd singoli (con tanto di video) degli estratti Shine e Fix Me -scritti in collaborazione con il MC4 Wiz-, tre pezzi ognuno, con in dote quattro esclusivi inediti complessivi (peraltro ottimi, come la veloce e punk Shawn’s stories e la toccante 16 sins), disponibili in parte anche sul mcd BLANCHE. Il cd segna l’ingresso del nuovo bassista Peter Arsenault (da Halifax, ex chitarra nei primi due lp dei Jellyfishbabies), viene accolto molto bene da stampa e pubblico, ed è girato –ma senza far breccia… - anche qui nel vecchio continente, grazie al minimo di spinta garantita dalla ammaliante hit “Shine” (inserita al 26° posto di una speciale classifica dei singoli più belli in assoluto di autori canadesi stilata da Chart Magazine!) a trainare l’album che in patria raggiungerà il disco d’oro (50.000 unità vendute). I canoni di riferimento trasmessi sono quelli dell’alternative rock tipicamente ’90 più prossimo al pop, rinvigorito da rimandi punk (seppur mitigati dalla levigata produzione), presente nel dna dei nostri. L’uno-due d’apertura promette grandi cose: Shine e Melt, energiche quanto bastano a bilanciare azzeccate melodie e grinta d’esecuzione, aspetti replicati in End of the Hall e Tearin’ away, si cambia invece registro con Fix Me (puro MC4 pop style) e soprattutto Neighbourhood villain, sospesa tra implosione/esplosione, e sembrano buoni anche i tentativi di andare oltre la proposta, come nel caso della meno lineare Fall, il numero alla Buffalo Tom di Treehouse, ed il grunge flavour de Shitty song e Summer song…Un lavoro discreto, a tratti esaltante nel suo brioso tiro, che tante soddisfazioni porterà loro, dopo anni di dura gavetta. Ritornano poi in Europa per un mesetto, dopo un fugace Uk tour tra agosto/sett. ’93 (con apparizione al festival di Reading), aprendo per i -sopravvalutati- Therapy, coi quali avevano già girato in Canada, itinerario che tocca lo stivale per due gigs, a Firenze (Auditorium Flog, sab. 26 marzo ’94, il migliore, con un devastante finale affidato al Pere Ubu classic “Final Solution”) e Milano (al City Square il giorno dopo, funesto per la nostra storia nazionale, causa la vittoria del polo s-fascista del Cavaliere nelle politiche), concerto di cui sono stato felice testimone, non completamente appagato visti gli appena 25’ -impareggiabili!- proposti dal four-piece...ed i 1000Km per vederli in azione! Una durata misera ma a conferma che la dimensione live fa accrescere il valore delle loro composizioni. Restano memorabili le figuracce fatte poi dalla stampa specializzata in alcune live-reviews (da “gruppo texano” per Flash e “gruppo al primo disco” per Metal Shock, passando per le cattivelle di Itself ‘zine). Il tour mondiale proseguirà bene, tanto che alla fine conteranno ben 250 date fatte in 16 mesi a zonzo (ma diciamo che erano perennemente in tour: si parlava di circa 200 date l’anno, cosa che li ha forgiati a tutte le intemperie!). Il tempo trascorre, la band partecipa alla soundtrack de A tribute to Hard Core Logo, dove assieme ad altre 14 reinterpretano i pezzi della pellicola (un mockumentary del ’96 di Bruce McDonald, basato sulla punk/HC band canadese Hard Core Logo, in realtà mai esistita!), cimentandosi con Something’s gonna die tonight

E si arriva all’estate 1996, a cui risale l’uscita del nuovo tassello TURN ME ON. Travagliata la sua gestazione, prodotto inizialmente da Ted Niceley, poi sollevato dall’incarico a favore di Daniel Rey, già produttore di Crush. Il cd, dalla copertina –oscena- curata dal Kastner e dal fido designer Pat Hamou (specializzato in poster-art, presente col suo apprezzato tocco sin dall'era Asexuals), propone una fragrante ondata melodica condensata in 12 pezzi: per farla breve, più rock che punk e più pop del pop mostrato in Crush, caratteristiche però ben distinte e non miscelate come poteva essere stato in passato, con netta predominanza del coefficiente pop, minato però da un indeciso umore chiaro/scuro che sembra affliggere i pezzi. Un dolce arpeggio introduce l’incisiva Lucky, I never liked you si fa strada col suo penetrante tiro catchy e la grazia pop di Everything and after commuove (non a caso i due singoli scelti), così come conquista il delicato calibro della onirica Coma; la scuola punk si fa sentire –solo- in My favorite martian, la riservata concessione mainstream di Slip Away avvia il disco al finale in scioltezza di Down in the world… La voglia di diversificare il piatto è evidente, solo in un modo che quasi lo compromette (vedasi le anonime Diamond idiot e Nothing inside), per un disco che non sappiamo se cede alle pressioni della label, ma di sicuro sarà il più debole sfornato dalla casa. Importantissimo cambio di line-up: lascia, e non solo per divergenze musicali, il veterano “Johnson” Cummins, in favore di Wiz, ex voce-chitarra degli affini Mega City 4, che si trasferisce appositamente in Canada, intervenendo anche stavolta nella stesura del disco con un paio di ottime piazzate (Lucky e l’affascinante It can all be taken away), anche se già a fine anno l’inglese abdicherà per rientrare in patria. Il Kastner troverà anche il tempo per una comparsata nell’ultimo lp del primm’ammore Asexuals Fitzjoy, come già fatto con il debut mlp dei Rise ed i Men Without Hats dell’album Sideways del ’91 (gruppo del tastierista Ivan Doroschuk, collaboratore in studio sin da Happy Accidents). La chiamata degli allora dominatori di classifiche Offspring, che li vogliono a tutti i costi al loro fianco per il Canada tour dell’estate ‘97, li sprona a riprendere l’attività live, grazie anche al gentile aiuto del chitarrista Mark Arnold, che si unirà per queste date, ma nuovi problemi sono già dietro l’angolo ad attenderli…Subito dopo il gruppo come trio intraprende un breve tour negli States, alla fine del quale viene congelato dallo stesso Kastner, molto deluso dal disinteresse della A&M, che, non avendo sostenuto promozionalmente “Turn me on”, ha lasciato la band al proprio destino, incrinando irreversibilmente il rapporto tra le parti. Tutta la preziosa semina distrutta, ancora una volta.

Kastner poco dopo si trasferirà in California (dopo aver transitato per Toronto) dove assieme agli ex M.I.A. e Big Drill Car Frank Daly e Mark Arnold (amici dall’epoca del Descendents “FinAll” tour nell’87, condiviso come support-acts) metterà su gli ALL SYSTEMS GO!, completati con il batterista degli High Lo Fi Matt Taylor, sfornando nel giugno ’99, per la Coldfront, il cd omonimo. Il disco, grazie al video-single All I Want, e tour con Lag Wagon e nell’itinerante Warped, avrà un buon successo underground internazionale, merito anche della indie svedese Bad Taste, che lo stamperà in Europa. Il tour mondiale li farà girare per svariati mesi nel 2000, con date anche in Italia con i Satanic Surfers; quella al Leoncavallo è stata molto adrenalinica, confermo! Del 2002 è il secondo brillante capitolo Mon Chi Chi, prodotto sempre da D. Rey (quasi un membro aggiunto alla band), diverso nella sezione ritmica, e più personale stilisticamente, che ha ricevuto gli stessi elogi del debutto…Cosa suonano gli ASG? Immaginateli come un energico incrocio tra la canadesità pop dei Doughboys e la californianità punk dei Big Drill Car, cioè la cara e vecchia scuola dei loro trascorsi. Il futuro però è buio pesto: nel 2007 hanno rilasciato via I Tunes e solo in download A Late Night Snack, una raccolta di 14 tracce tra outtakes e demos, hanno cambiato bass-player (dal Descendents/All Karl Alvarez, a John P. Sutton, co-fondatore degli ottimi Weakerthans) poi il nulla…
Tornando ai 'Boys, inaspettatamente a fine 2003 mi imbatto in LE MAJEURE 1987, l’originale demo in versione 7''ep/mcd! Difatti l’attento Pytel recupera il master con i primi 3 pezzi dei Doughboys (The Forecast, Stranger from within e I remember), meno curati e più grezzi degli stessi poi ri-registrati su Whatever; 2500 copie stampate dalla Scamindy in collaborazione con la Does Everyone Stare, ed in Europa dalla Boss Tuneage (su espressa richiesta del “fornitore” Kastner). Anche altri ex sono ritornati in pista: Cummins alla guida dei potenti Bionic prima e poi degli Usa Out of Vietnam, Pytel da solista (nel cui bel debut cd Second Choice troviamo Kastner e Bondhead), negli Slip-ons e la sua label Scamindy, Newman dopo la breve parentesi come road manager (per Legendary Pink Dots e Pluto) e negli storici punks Forgotten Rebels, riemerge con i Blue Mercury Coupe. Kastner continua ad essere il piu' affaccendato: dopo aver realizzato alcune colonne sonore per telefilm, presenziato, anche come coautore in due pezzi, nell’album “Bubblegum” di Mark Lanegan, oltre che ospitato nel pezzo “It just takes time” dai River City High, collaborato live e studio con i Bran Van 3000, nel 2009 ha musicato la vampiresca commedia rock Suck, film di Rob Stefaniuk, che vede tra gli interpreti Henry Rollins, Moby, Iggy Pop, Alice Cooper…un cast d’eccezione! Nel giugno 2006 ha ufficialmente iniziato pure la carriera solista, rilasciando per la Cobraside Have You Seen Lucky? (i Replacements…), lp che si avvale di prestigiose presenze come il chit. dei Rush Alex Lifeson, il batt. dei Voivod M.Langevin, la voce dei Fear Lee Ving ed altri, con scatto di copertina fatto da Evan “Lemonhead” Dando (con cui aveva fatto pure tour come acoustic duo). Il disco scorre via alla grande: 12 rock songs, talvolta più pop, altre più punk, che graffiano con tutta la profonda e sincera passione che trasuda da sempre...Recentemente ha messo pure lo zampino (o meglio l'ugola ai cori) nel comeback dei grandi NILS del redivivo Carlos Soria, Shadows and Ghosts, uscito nel 2015 per la sua Cobraside, a chiusura di un cerchio cittadino Montrealese che parte da lontano, considerando che in passato hanno condiviso palchi e stima (il nostro nel box celebrativo del ventennale della Boss Tuneage Too much music...Too many bands propose la sua versione di When you’re Young, scritta dal compianto amico e fratello minore di Carlos, Alex Soria -morto suicida nel 2004- per la sua band post Nils Chino. Nello stesso box il ritrovato Brock Pytel rifece Fountains dei Nils). Che dire, 50 anni suonati bene!

Sull’onda dell’entusiasmo vi consiglio i primi 3 imperdibili lp (ai giorni nostri Whatever viene ricordato come un classico del punk/HC canadese, invece l’esuberante alchimia di Home again rimane il più amato dai fans storici), specie agli amanti del più genuino ed equilibrato melodic punk/HC, suonato con una vitalità positiva e pregno di trascinante sentimento. Superfluo dire che, nel caso foste in possesso di registrazioni rare, live e video nei quali figurano (ed a me mancanti, come quello della video-zine tedesca Tv Enemy; il libro Hell on wheels-a tour stories comp. di G.Jacobs, che fa raccontare alle bands aneddoti e storie capitate in tour, e l’altro Have not been the same - The Can Rock renaissance ‘85-‘95; il Jam-tribute cd When you’re young edito dalla Explosion, dove ritroviamo alcuni ‘Boys tra i Mountain Bride of Historical Society, che rifanno “But I’m different now”; bootlegs live delle Hole che coverizzano “Shine” o gli ASG! ritratti come backing band nel canadian-tour dell’ex Swervedriver Adam Franklin, alle prese proprio col repertorio degli inglesi), siete obbligati a farvi vivi, così da arricchire con la vostra collaborazione lo scritto in questione. Teneteli a mente per ora: dopo averli ascoltati, saranno parte del vostro cuore, indelebilmente. Provare per credere.

…E’ dall’ultimo show fatto l’8 Agosto 1997 a Green Bay, Wisconsin, 14 anni dopo i Doughboys si sono ripresentati nel 2011 con quella che può definirsi una reunion ufficiale, per quanto live, con la line-up di Happy Accidents (quella dei tre John!). Su invito di Dave Grohl, non nuovo a queste miracolose iniziative, per l’impatto positivo che sortiscono, 4 show: il primo segreto di riscaldamento al Bovine Club di Toronto, città nella quale l’indomani hanno supportato Foo Fighters e Fucked Up all’Air Canada Centre, same bill nella loro Montreal il 10 agosto al Bell Centre, con finale in notturna e show solitario a sorpresa nel club cittadino Lambi. Se la speranza è l’ultima a morire...

 

mercoledì 2 marzo 2016

ASEXUALS - Va dove ti porta il CORE



Non nascondo di avere un forte debole per la scena punk/HC canadese, in particolare per il filone melodico del genere sviluppatosi dagli '80 ai '90 nell’area di Montreal...Sarà per nostalgia, forse perché parlo del posto che è il mio luogo di nascita? Tranquilli, non sto scoprendo un mio lato nazionalista... sono cittadino del mondo! Associo probabilmente ricordi e sensazioni mai sopite, che rimandano a quel periodo della mia infanzia? O forse perché questi gruppi, data la provenienza, li immagino come audio-portavoce della mia idealizzata fissa, amplificandola grazie al loro fascino musicale? Diciamo che entrambe le ipotesi sono in piedi. Quali sono allora questi nomi? La formidabile quaterna Doughboys/Asexuals/Nils/Rise, per molti perfetti sconosciuti, per questo cercherò di rimediare alla vostra terribile lacuna! Dei primi vi rimando all’apposito articolo a brevissimo disponibile sul blog, degli ultimi due mi limiterò prossimamente a sviscerare le rispettive discografie in uno speciale, quindi non mi resta altro che completare il discorso con la narrazione delle vicende degli Asessuati, esponenti imprescindibili quando si parla di punk e derivati alternativi del francofono Quebec.

1983: Quattro liceali appassionati di punk/HC (John Kastner-voce; Sean Friesen-chitarre; TJ Collins-basso; Paul Remington-batteria) decidono di formare una band con la quale mettere a soqquadro la loro zona... L’idea prende subito corpo ed anima registrando i 4 pezzi che andranno a comporre l'anno seguente il grezzo debutto in 500 copie FEATURING THE ASEXUALS (OG rec.). Il 7” acquisisce i dettami impartiti dal primo HC, cioè quella che sembra essere la loro influenza primaria, nonostante ribadiscano a più riprese la fondamentale lezione avuta da Uk Subs, Clash e Stiff Little Fingers (io direi su tutti primi Circle Jerks)... Il disco si fa notare nel circuito locale, attenzione che verrà rinforzata dalla partecipazione a Primitive Air-raid, lo storico lp assemblato dalla Psyche Industry, etichetta che avrà un ruolo di primissimo piano nello sviluppo dei primi fermenti, fungendo da stimolante/collante cittadino, dando di fatto lo start all'entrata di Montreal come parte attiva nel nascente movimento Canuch-core. 14 i partecipanti (Nils, Direct Action, Genetic Control, Fair Warning, No Policy...), con i nostri che presentano Contra Rebel, uno degli apici dell'ottima compilazione, ormai un pezzo da collezione introvabile da anni. Il pezzo farà parte assieme ad altri nuovi di BE WHAT YOU WANT, che esce nel medesimo 1984 per la First Strike...e qui fanno il botto! Un grande lp, dalle fulminee melodie che non attenuano minimamente l’esuberanza ivi contenuta: la title track, l’inno Asexual e Mr. Rat sono belle spolverate, 14 trascinanti tx essenziali e grintose che mixano punk e HC da urlarne i cori e da ascoltare tutto d'un fiato, perfetto per far girare il nome anche al di fuori dei confini, confermando la loro egemonia locale assieme agli splendidi Nils. Come nel 7”, i testi spaziano da argomenti politici (Contra Rebel, Iraq/Iran) ad episodi di vita quotidiana ed autodeterminazione dell’individuo (Be what you want, Mind Contraction)… Ad alimentare la fama ci pensano poi i travolgenti live-set, tra i più eccitanti e seguiti nell'area in quel periodo, riconoscimento che arriverà anche dagli States, visitati nel gennaio ’84 e nel sett.’85 (69 date fatte in due mesi!). Un biennio davvero all'insegna dello sbattimento, a complemento del quale, a sett. '85, l'attenta Psyche Industry si offre per editare il secondo full-lenght (e ristampare il primo), ossia CONTEMPORARY WORLD. Sarà per la produzione, affidata ai servigi di Steve Kravac, che il nuovo lp appare più curato rispetto al predecessore, con maggiore enfasi melodica e toni -leggermente- più dimessi (Stop the City e So Alone rendono bene l’idea), che comunque conserva un alto tasso energico (qui citerei Where were you e Take a look around). 10 pezzi che suonano bene e si ascoltano altrettanto, ma qualcosa pare stia cambiando… La cover del classico Dylan The times they are a changin’ sembra alquanto profetica: la tesi è avvalorata dal fatto che sul finire del 1986 la band decide di estromettere il frontman J. Kastner (che andrà subito a formare i Doughboys); una decisione inspiegabile, almeno dall’esterno, ma tant’è… I due album verranno poi accomunati nell'edizione cd.

La band sembra prendersi una temporanea pausa di riflessione, ed intanto si comincia a mormorare negli ambienti cittadini di un reset alla proposta, cosa che diviene certezza nel 1987, quando riappaiono come trio facendo diversi concerti (uno dei quali di spalla ai P.I.L. davanti a 2000 persone). La mutazione interna vede TJ Collins/Plenty dal basso passare alla sei corde, impegnandosi nel dividere il ruolo di vocalist e compositore con l'altro chit. Sean Friesen, Paul Remington fisso dietro le pelli mentre di li a poco il posto al basso verrà raccolto da Blake Cheetah. Con il ritorno alla line-up a 4, supportano i D.O.A. in un tour nord-americano e successivamente, sotto l’egida della locale Cargo, esce nel 1988 il terzo lp… DISH si presenta con una copertina orribile (diciamo che non hanno mai brillato in questo!), e stravolge le carte in tavola: non c’è una sola traccia che rimandi ai pur recenti esagitati trascorsi, tant’è infarcito di sonorità tra rock & powerpop, con cori/controcori abbondantemente sparsi e chit. acustiche, fermo restando lo spirito punk che aleggia sul tutto. L’unico punto di contatto col passato è la riconferma del Kravac a capo-console (che anni dopo citerà i due album a cui ha messo mano nella sua top professionale)… In questa nuova veste a prendere il sopravvento sul lato HC è la profonda ispirazione data dagli amati Replacements (e Soul Asylum, aggiungerei) con il loro viscerale rock di strada aromatizzato dal taglio melodico pop, coi quali traccerei un valido parallelo, sposando in pieno quel concetto sonoro senza limitazioni stilistiche (incluse certe tentazioni di derivazione country). Per capirci, si reinventano alla grande; sonorità più morbide rispetto ai trascorsi, ma che non lesinano certo energia e passione, facendo godere chi, non aspettandosi tale cambiamento, scopre un gruppo ignorato fino a poc'anzi. Un’inarrestabile onda rock accompagna felice e ispirata tutto il disco, come dimostrano ampiamente le 11 fluide composizioni: qui figura Borderline, per me il pezzo più bello da loro scritto, con quella sua contagiosa aria da viaggio che fa tanto vissuto, continuando con le appassionanti Time will Tell, Little Tragedy, Sunday, o l’allegra title-track (quanto di più pop offerto dal gruppo, con quei fiati a straniare!), per un risultato finale che soddisfa in pieno. Un trauma per i vecchi irriducibili fans, traditi a loro dire, anche se bisogna riconoscere alla band d’aver fatto una scelta coraggiosa, che ostenta sicurezza nell’affrontarla (e subirla…) a viso aperto, conservando lo stesso monicker. Sarà forse per non perdere quella seppur piccola notorietà riconosciuta nell’underground? Sono pur sempre ¾ della band di prima, anche se all’ascolto dei precedenti capitoli, ad occhi chiusi avrei dubitato... Fuorviante di sicuro, diversi, ma comunque ottimi. Chapeau!

Con il gruppo ritornato stabilmente a macinare miglia in tour, seguirà l’anno seguente lo split 7" con i conterranei Change of Heart sponsorizzato Cargo, dove ripropongono il remix dell’edita Dish ('89 version) accanto alla efficace So many miles, ma nonostante questo, stentano a decollare non ricevendo le attenzioni sperate, cosa che demoralizza l’animo dei quattro. C’è chi dice che allora erano più interessati a quante birre potevano scroccare a concerto che alla carriera! Ma se la speranza è l’ultima a morire…Passa qualche tempo ed il disco capita nelle mani di un promoter tedesco (della Mad booking) che rimane stregato dall’Asexuals sound, al punto da piazzare 500 copie di Dish in continente, spingendolo successivamente ad organizzare la prima trasferta europea dei canadiens. Inaspettato soccorso che rinvigorisce la band, che però al termine dell’euro-tour agli inizi del ’91 perde il bassista Blake Cheetah prontamente rimpiazzato dal collega Dominic Pompeo che fa la sua comparsa direttamente sul nuovo lp EXILE FROM FLOONTOWN, pubblicato nello stesso anno dalla fida Cargo. Un disco avente parecchie frecce nel suo arco: dall’iniziale title-track, all’acustica Return to the end (promossa anche su video), all’elettrica Refuge of the mind, 12 convinte e convincenti rock songs prodotte da Kevin Komoda che mostrano una band davvero in forma, dalla scrittura brillante che avvince per qualità e classe melodica. Il disco nella stampa locale viaggiava nella prima tiratura limitata come doppio cd, con 4 pezzi aggiuntivi (2 gli inediti); bonus-disc che anni dopo sarà conosciuto come WALT’S WISH, grazie alla riscoperta della Boss Tuneage, che è riuscita a trovare una esigua rimanenza di copie del mcd in Canada (considerato il fallimento della locale Cargo nel 1997): appena 60 esemplari, avvolti in una copertina a poster, diventati collectors items in due settimane! Il pubblico finalmente sembra aver metabolizzato il nuovo corso dei Montrealesi, cosa che permette di gustare appieno l’attuale direttiva stilistica: ormai è superfluo dire se siano meglio i primi tempi o i nuovi, vista l’estraneità tra le due fasi, musicalmente parlando. A farla può solo essere una questione di gusti personali. Certo è che, con la svolta, potrebbero potenzialmente allargare i consensi ad aree estranee al punk, cosa che però non si verificherà appieno poiché per molti rimarranno unicamente un gruppo punk, tanto che orbiteranno perlopiù in giri riconducibili a quei lidi (peraltro mai rinnegati). Nel 1993 arriva LOVE GOES PLAID/BEAUTIFUL, due ottimi pezzi su 7” editato dalla coppia RPN/Boss Tuneage come passaporto per la seconda puntata europea, che li porterà nel loro girovagare pure in Italia, con una data alla Giungla occupata a Firenze (della quale possiedo una buona registrazione!). Concerti si susseguono anche in patria, e, dopo l’ennesimo cambio di bassista -esce Pompeo (r.i.p 2012) ed entra Yuri Mohasci-, forti di un accordo siglato con la Hypnotic/Mca, si accingono a preparare quello che risulterà essere il loro commiato, che si concretizzerà alla fine del 1996, a titolo FITZJOY. Le vivaci particolarità espresse in precedenza sembrano (irrimediabilmente?) svanite: il suono appare più compatto, ma mancano quei colpi di testa specchio del loro spavaldo atteggiamento, affossati in favore di un pulito rock standard che sa di bel compitino e niente più. Questo atto finale propone 12 pezzi dalla corposa registrazione (curata da Rod Shearer), pur volenterosi ma che sembrano difettare proprio di spinta motivazionale... L’avvincente Black Sugar conquista la palma di miglior pezzo, seguito da Underground e Leaving. Un segno di stanchezza generale? Addomesticati per la carriera? Non si sa, di fatto però così si chiude questa bella esperienza, pur se costellata da qualche vicissitudine, durata oltre 10 anni (al posto giusto ma al momento sbagliato?). Curiosità: Doughboys & Asexuals accomunati nel destino anche dalla coincidenza: entrambi hanno interrotto il loro cammino nel 1997…

Meno male che la solita Boss Tuneage (label di Aston Stephens, superfan della band) ha pensato di riportare in auge il nome Asexuals, ristampando prima Fitzjoy e poi editando nel 2000 l’antologia GREATER THAN LATER. Essa contiene 23 pezzi pescati da tutte le releases, ed è compilata dal Friesen, che scova pure un inedito per l'occasione (Bondage), più un antipasto dei suoi nuovi La Motta a chiusura d’album. Francamente la selezione non soddisfa come dovrebbe, vista l’esclusione di Contra-Rebel, uno dei loro pezzi più noti, come gli estratti da Exile… non mi sono sembrati particolarmente indicativi (omesse alcune songs più rappresentative)… Comunque Sean non è rimasto fermo: trasferitosi in Texas, ha messo su i citati La Motta, che partono musicalmente da dove avevano lasciato gli ultimi Asexuals (saggiateli nel cd Love California), e ha pubblicato il mcd Moonshine a firma Shimmer, frutto di una episodica collaborazione con Matt Taylor (All Systems Go!, High lo-fi) e Peter Johnson (Flounger & Chino), 4 tx composte, provate un paio di volte e registrate in qualche ora in studio in presa diretta!
Quando meno me l’aspetto, cosa vengo ad apprendere spippolando sul web? L’1/10/2010 c’è stata una rimpatriata della band in formazione originale, in occasione del Pop Montreal Festival, replicata il 4 & 5 marzo 2011 a Toronto, a cui sono seguite altre date tra 2012 e 2014…cosa dobbiamo aspettarci? Nulla che non siano sporadiche esibizioni live, di dischi non se ne parla proprio. Chi può se li goda, finché dura…

Se volete avere una buona fotografia degli Asexuals immaginate una band con un’anima apparentemente divisa in due parti, entrambe devote all’espressività più genuina. Non so dirvi quale preferisco dei loro due periodi: del primo apprezzo la selvaggia, incontenibile verve; del secondo, la calorosità avvolgente che letteralmente trasporta. Impeto e feeling: in ogni caso, inconfondibilmente sentimentali.


PS: It’s… è un doppiolp bootleg tedesco editato nel 1991, dove presenziano, assieme a Green Day, Fugazi, Blondie, Pitch Shifter, Poison Idea, Youth Brigade, Naked Raygun ed altri, con due covers: Russian Roulette e Smoke on the Water. Gli americani Woolworthy nel 2001 hanno ripreso Love goes plaid sul bel mcd Blasted into Ashes.

domenica 25 ottobre 2015

SUONI PER LA CURA DELL'ESSERE PENSANTE

cura 01: SUBURBAN NOISE - Sunward (7”ep 1998) Un duplice esordio: il nostro e quello del trio, fortemente voluto ed inseguito da entrambi. Questa è la trasposizione integrale del loro secondo demo: un grintoso mix tra emo-core e HC melodico, dalle coinvolgenti melodie poppy che si susseguono sino a colpire profondamente il campo dei sensi. Samiam & Lifetime rientrano tra le vostre preferenze? Prendeteli in considerazione, non ve ne pentirete! ESAURITO!
cura 02: GANGWAY, MAN! - s/t (demo-tape 1998) Si sciolgono i No Exit, e 2/4 di loro ritornano in pista col nuovo monicker GWM!, editando questa demo 8 tx di speed-punk 'n roll “trattato” Crypt. Immaginate i Naked Aggression col tiro r'n'r dei più grezzi New Bomb Turks, ed un duello vocale tra Claudia e Ignazio in pieno X style (ascoltare la cover di "Los Angeles", da brivido!)...La rivelazione regionale del '98! ESAURITO!
cura 03: VV.AA. - Orecchiette...alla Pestona! (comp.tape+booklet 1998) Volume iniziale della saga dedicata agli agitatori della scena pugliese HC-punk: SFC / SHOCK TREATMENT / GWM! / ERPICE / SUBURBAN NOISE / FIDO / RUN PATTY RUN / A TESTA BASSA / PANCRONIA / HOBOPHOBIC / LILLY NOIZ qui appassionatamente riuniti, 13 pezzi per oltre mezz’ora di selvaggia energia, con info-booklet 16 pagine sui partecipanti. Pensa globalmente, agisci localmente! ESAURITO!
cura 04: DISARM - One Way? (cd-r 1999) Dopo due demos e diverse comps., la one-man band lucchese viene fuori con le 24 tracce del primo cd. Feroce grind-core/crust con liriche politicamente caustiche, leggibili nell'abbondante booklet pieno zeppo tra testi e commenti. Brutalità pura 100% dalla bassa Garfagnana! ESAURITO!
cura 05: GANGWAY, MAN! - s/t (7”ep 1999) Seppur orfani dell’ottima singer Claudia, il ritrovato trio da Maizza DC non perde colpi, mettendo a segno 5 pezzi (4 + "Uncontrollable Urge" dei Devo, ottimamente personalizzata) che devono molto al miglior punk USA tinto r'n'r. Chi li ha paragonati ai Circle Jerks, chi agli X anfetaminizzati, altri ai ‘Turks di “Scared Straight”... Si potrà parlare umilmente di GWM! Style?
cura 06: DOUGHBOYS - Live in Firenze 26/3/’94 (live-tape 2000) Gli spiritati canadians catturati dal vivo durante la loro ultima visita italiana, tappa dell'euro-tour di supporto ai Therapy?. 11 intense tracce per 44' di indelebili melodie power-pop suonate con grande grinta punk, che non potranno lasciarvi indifferenti...Se succede, siete proprio senza cuore! Allegata biografia del quartetto. Benefit per il collettivo ecologista IL SILVESTRE. ESAURITO!
cura 07: HOBOPHOBIC - Certe situazioni (7”ep 2000) Dopo l'avvincente demo "S/K", i tarantini concretizzano il proprio debutto su vinile, che mette bene in mostra il loro veloce HC melodincazzato con agguerriti testi-commenti. La perfetta sintesi tra la lezione sonora impartita dalla scuola svedese dei Satanic Surfers miscelata con una spiccata sensibilità tutta italiana dalle tentazioni old-school. Giovani punx crescono...bene!
cura 08: ERPICE - I Mostri (mcd 2000) HC bastardo. Bastardo per forti commistioni con postcore & noise, emo-pathos, ma con una esasperata voce e testi che li riportano visceralmente al cordone ombelicale madre... Una impressionante crescita dal -bel- demo “Urgenza”. 4 magnetiche tracce all'insegna della nuova massiccia era HC. ESAURITO!!!
cura 09: SUBURBAN NOISE / ROOM 104 - El sonido de la ciento y cuatro (split 7”ep 2000) Il ritorno vinilico dei salentini (dopo il mcd "Sun"), in combutta con gli esordienti amici della Stanza 104, autori di un brillante demo '98. Due realtà a confronto sul tema emo-core: diverso nella forma, ma comune nella sostanza DIY. Un vibrante disco non certo avaro di carica e fascino... Ultimissimi!!!
cura 10: BRANDELLI D'ODIO - XY Final Report (7”ep 2001) Il testamento della radicale b@nd-collettivo di stanza all'Ex-Cim occ. a Foggia. Intenso crust as fuck -con divagazioni free- in quattro tracce recuperate dalla stessa session del precedente "Fotografie di Stragi"...una sudata farlo uscire, ma ne è valsa la pena. Ai posteri... ESAURITO!
cura 11: DISARM / OBBROBRIO - Uranium / Odori putridi di resti umani (split 7”ep 2001) Parola d'ordine: grindare a razzo! Primo vinile per entrambi e doppia dose di randello senza pietà stipato in 19 tracce (6 D+ 13 O) lyrics free...Serve aggiungere altro? Provocatorio marasma-core!
cura 12: RUIDOSOS - Ditelo col Fuoco (cd-r 2001) La sporca dozzina di produzioni coincide con la nostra prima con l'Oi!, per l'unica skin band della regione! Genuinità stradaiola, arrembante Oi! con tocchi ska e testi acuti in 9 esuberanti tx che colpiscono nel segno: Oi! nell'animo, punk nell'azione! ESAURITO!
cura 13: VV.AA. - Orecchiette...alla Pestona! Il bis (comp.tape+booklet 2001) Continuano i festeggiamenti col secondo e conclusivo sampler-censimento sulla Puglia abbestia. Unico concetto espresso in varie forme: protagoniste 24 bands tra veterani ed esordienti (nessuna presente nel precedente volume), dal punk-rock alla new&oldschoolHC, emo, powerviolence, melodi-core, con ben 31 pezzi che vi inchioderanno all'ascolto. Booklet 26 pagine con infos + report regionale allegati per prepararvi sull'argomento e meritarvi la cittadinanza onoraria… We want you!!! ESAURITO!
cura 14: HEARTFIELD - Grigio Orizzonte (cd-r2002) Hardcore! Di quello secco e veloce nella tradizione '80, fonte d'ispirazione primaria dei 5 bombardieri lucani. Una voce potente che declama velenosi testi su precisi e taglienti riffs, con una sezione ritmica che dona al tutto solida compattezza... Avanti tutta! ESAURITO!
cura 15: IRIDIO - Per catturare una nuvola (mcd 2002) Il debutto dei baresi sotto forma di mcd 5 tx, riuscita sintesi tra emo e HC. Quando l'emo nella sua dolcezza può diventare amaro, per un suono tra sfuriata ed introspezione. Avvolgenti …
cura 16: HOBOPHOBIC - Rabbia e rancore (mcd 2002) Attitudine punk! Prima uscita digitale dei 4, prontissimi per dire la loro senza peli sulla biforcuta lingua. Un battagliero HC, dalla forte spinta umana che emerge prepotentemente nelle 6 tracce: se i Frammenti si incrociassero con i Propagandhi, probabilmente li sentireste così. Amore&rabbia a 300 Kmh!
cura 17: TROIAIO – s/t (cd-r2002) Bleaurghh! Nastrografia su cd di uno dei primi ensemble estremi della penisola, materiale sottratto con forza alla polvere, sovrana incontrastata per 10 anni. Demenzialità in chiave grind-noise: covers, originali, live e bestialità varie moltiplicate per 106 catarrose scariche...Caos non musica: qui ve ne farete davvero una ragione!
cura 18: PATRONELLAS - Criminal People (cd-r 2002) Apulian punk destruction! 13 sgangherate tx, così lerce e grezze da far sembrare hi-tech il lo-fi: sono abbastanza seri per intrigarvi? This is Punk, punks! ESAURITO!
cura 19: UNSUNG - Nail in the hand of Christ (cd 2003) Il secondo cd dei tre navigati toscani: corposo NYHC virato metal condito da inflessioni noise&grind, devastante nel suo minaccioso incedere. Cupe visioni dal nuovo millennio…(In memoria ‘93-05)
cura 20: HOBOPHOBIC - I sogni a naufragare (cd 2005) C’è ancora chi crede che l’HC sia sinonimo di antagonismo contro la massificazione imperante. Eccone qui un esempio: il ritorno dei nuovi alfieri ionici col loro sano HC a spada tratta, politico nel suono e nei testi, come ben si chiede ad un gruppo “anti”. MTV get off the air!
cura 21: LA CUENTA – s/t (cd 2008) Monolitico muro sonoro pressoché strumentale creato ad arte dai tre componenti il macigno toscano. Suono pesante e dilatato, parti reiterate tra matrice Neurosis e strisciante sludge, con un extra nero supplemento doom nell’animo. Slow, slow, slow: per palati estremi.
cura 22: NO THANX – s/t (cd 2011) Grottaglie diy connection rules! Primo sforzo della banda ionica, dopo anni di apprendistato sul campo. Testi belligeranti in italiano che sospingono la cruda proposta, che si autoalimenta fucilata dopo fucilata, e qui il caricatore ne conta ben 12. Hc ad alto voltaggio, che fa sua la lezione di ieri ma suonato e vissuto con la rabbia dei giorni nostri. Prendere o lasciare: di sicuro grazie a nessuno!
cura 23: S.F.C - Ancora Prigioni (cd-r 2012) Era ora! Dopo anni di irreperibilità rispunta Prigioni, l'album simbolo dell'HC ionico, datato 1997, arricchito da bonus varie per ben 26 pezzi a propulsione immediata. 3 lustri e non sentirli affatto: ancora freschi come una valanga, per chi all'epoca se lo fece scappare, e per la gioia di chi lo riscoprirà!
cura 24: HOBOPHOBIC - Portami lontano da qui (mcd 2013) HC sempre più rifinito a puntiglio, coinvolgente nei suoni e riflessivo nei testi. Lo spirito è sempre quello tenace degli esordi ma potenziato dall'esperienza, che traspare con tutta la sua matura forza nei 7 pezzi presenti, espressione di chi non si da mai per vinto. Come l'acciaio che resiste...
cura 25: LACERO CONTUSO – s/t (cd 2013) L'HC è la forza motrice che smuove gli 8 pezzi presentati, focalizzati sull'espressione italica del genere, attraversata nei decenni senza che venga soffocata la loro vena moderna. Coesione e grinta non mancano, con tematiche testuali che mettono in contraddizione la nostra civile società; la rabbia che sputano è sincera e giusta, almeno per chiunque possieda un cervello e lo usi...Ioni-core!


Materiale disponibile per scambi: fatevi avanti con le vostre proposte, qui si fa sul serio!
controberto69@gmail.com

IERI, OGGI, DOMANI: AZIONE DI DISTURBO DAL 1997

domenica 27 settembre 2015

GROW UP, NOT BLOW UP!

DALLA DISUMANIZZAZIONE
ALLA FABBRICA DELLE ARMI
PER IL PROFITTO DELLA NAZIONE
O PER LA SUA DISTRUZIONE.
IL POTERE E’ POTERE, E' LA LEGGE DEL MONDO
COLORO CHE VIVONO PER MORIRE
FINIRANNO COL MORIRE DA SOLI
CON LE LORO MANI.
LA VITA NON E' PREORDINATA
SE RIUSCITE A FARE I CONTI CON ESSA.
RIFIUTATE IL SISTEMA CHE ORDINA
I COMPORTAMENTI PRESTABILITI.
A VOI LA SCELTA...
PACE O ANNIENTAMENTO
(“Annihilation”)

Un irremovibile monito, significative parole che esprimono bene l‘essenza protest del punk... Tante, sin dagli albori, sono state le bands succedutesi in questo panorama, che hanno fatto della materia anti la propria ragione di esistenza. La mia attenzione verterà qui su una tra le più radicali apparse nel firmamento Usa HC/punk della prima metà degli '80, al secolo musicale CRUCIFIX. Occorre però fare un doveroso salto temporale nel passato, per avere maggiormente chiaro qual era lo scenario di quei tempi, poiché questo risulterà fondamentale nel far capire meglio il “sentimento” in questione.

The act becomes real” (The Bollock Brothers)
Gli USA erano dominati dalla figura del conservatore Reagan, che appena subentrato a Carter, pensando di essere l’attore principale di un patetico film d’azione, iniziava a far danni nella vita reale nel suo doppio mandato, durato dal 1981 al 1989. La sua ricetta? L’opera di demolizione programmata dell'apparato sociale nazionale con la famigerata “Reaganomics” (liberismo sfrenato a tutto vantaggio del sistema privato) e la cultura guerrafondaia (tipica di chi si considera, avendone creato sistematicamente i presupposti con truffe e colpi bassi, la potenza del globo), con drastico taglio delle spese per l’assistenza socio-sanitaria in virtù dello spropositato aumento di quelle destinate a scopi militari, utile anche per minacciare a destra e manca l’uso del nucleare su scala mondiale per i traditori della causa capitalista. In Inghilterra montava l'incubo –assolto poi dai vari revisionisti storici- della Thatcher, l'oppressiva “iron lady” amica personale di molti dittatori (Pinochet, Somoza), colei che doveva salvare la nazione ma che, al pari del suo collega d’oltreoceano, incarognì tra il 1979 ed il 1990 con il suo devastante programma le classi meno abbienti ed il mondo proletario a colpi di forte repressione (tipo la sfida, vinta, della vertenza sindacale dei minatori, qualcosa come un anno di scioperi), distruggendo molte prospettive e sogni di giovani e meno giovani di costruire una società più egualitaria. Sopravvivono i più forti -che si arricchiscono ulteriormente-, mentre le fasce più deboli vengono affossate: peccato che ai nastri di partenza già non si era tutti uguali e con le stesse opportunità di crescita. Non ultima, l’onta della guerra per le Isole Falklands nel 1982 contro l’Argentina dei militari golpisti (quelli dei famosi 30.000 desaparecidos), utile solo per mostrare di essere sempre uno degli stati più importanti e centrale nelle vicende planetarie, posizione questa in netto declino. Il triste quadro era completato dalla guerra fredda in pieno atto, con l’esasperato clima tra la cortina di ferro del blocco orientale sovieti-comunista e l'occidente “democratico” liberista filo-USA. Questa “statalizzazione dell’odio” si riversa sulla società globale condizionandone i comportamenti, incidendo anche nel modo di esprimersi di una parte della nuova ondata punk, che muta il suo stesso atteggiamento. Percependo l'immane affronto che si stava compiendo sulla pelle di tutti, scatta quella scintilla che cerca di andare oltre una certa superficialità, maturando una coscienza analitica che approfondisce i contenuti e li proietta in un orbita di pensiero anarchico dall’esecuzione istantanea, radicalizzando la propria azione applicandola concretamente nella vita quotidiana, per creare una rottura con l'establishment… Il punk motivato dall’amore per la vita e l’odio verso chi la infanga: affiorano così temi animalisti, antimilitaristi, ecologisti, contro il nucleare e le discriminazioni sessuali, riconsiderazione degli spazi sociali e vita comunitaria -che alcuni (faciloni?) denomineranno di natura neo-hippie- su tutti i Crass e gruppi correlati alla Crass rec./Mortarhate (Flux of Pink Indians, Conflict, Zounds...). C'è poca aria di divertimento spensierato (nonostante tanta disco-muzak…), molta invece la voglia di dare scossoni e lanciare input che seminino rivolta allo stato delle cose. Dal “No future!” nichilista ’77 quindi si passa ad un “No future?” in cui la vita, anche se con una visione disperata, trionfa, rimarcando il Punk come forza propositiva di cambiamento, una terapia d’urto con lo specifico obiettivo di insinuare dubbi sulla sostanza degli aspetti e coinvolgere l’animo umano per creare le condizioni di un suo risveglio attivo. Dalla provocazione sottoculturale alla rivendicazione politica controculturale; come dissero i Crass “La Germania ha avuto la Baader-Meinhof, l’Inghilterra il punk”. L'inquietante profezia espressa da G. Orwell nel suo romanzo 1984 viene adottato come manifesto-decodificatore letterario del contemporaneo dalla originaria scena anarco-punk inglese, col clima di tensione palpabile sì da ultima spiaggia, ma mai disposti ad arrendersi, tutt'altro, lottando fino alla fine. Basta con i prima o poi, il futuro è adesso!

1979: il quindicenne profugo cambogiano Sothira Pheng ed il tredicenne Matt Borruso s'incontrano nella loro San Francisco e, dopo aver assistito ad una gig dei Damned, decidono di metter su una band ispirata da Motorhead, Discharge, Crass e Joy Division, ossia le loro passioni primarie. Quando si unì al progetto Chris Douglas nacque l'embrione Subsidized Mess, con Sothira al basso, Matt alla chitarra e Chris alla voce che, da buoni autodidatti, cominciano a provare con l'aiuto di una drum-machine (utilizzando anche un sintetizzatore), passando lunghe ore in cantina a trovare l'affiatamento e la direzione giusta dei loro pensieri trasformabili in suoni, fino ad arrivare alla line-up stabilizzata nei ruoli S-voce, M-chit., C-batt, presenze immutabili dell'intera avventura. Completata la formazione con l'entrata di Bryce al basso, faranno solo 6 concerti con questa denominazione, adottando nel sett. '80 il nome con cui verranno ricordati dai più, che esordiranno live nel genn. '81 aprendo per i (grandiosi) Flipper. Nello stesso anno giunge il momento di pubblicare il primo vagito: omonimo, anche se è conosciuto meglio come CAPITULATION, il minilp che vede i pezzi più sofferti e punk mai composti dal quartetto, non cosi veloci come i seguenti che sforneranno (anche se c'è chi li considererà sempre punk, qui da noi Marco Pandin), ma che già fanno intravedere il filo rosso che legherà tutta la loro opera, ovvero l'accesa denuncia testuale e l'intensità che fuoriesce nell'interpretazione sonora. 5 pezzi (su tutti The Capitulation, che innesca la miccia pronta a esplodere con la folgorante Permanently damaged) prodotti da Tom Mallon, per un debutto che passa quasi inosservato (ristampato in vinile colorato anni dopo, poi anche bootlegato compresso in formato 7”)... comunque sia un buon prologo. Prova di riscatto le seguenti mosse nell'82, che li vedono prima assieme a ben 46 gruppi presenziare su una delle più importanti comp. HC, lo storico doppio lp Not So Quiet on the Western Front realizzata dalla Alternative Tentacles assieme alla Faulty, con allegato esordio di Maximum R'n'R 'zine (fondata dal compianto Tim Yohannah e Jello Biafra), con la quiet version -senza intro- di Annihilation, e poi su quella della Go! rec, Rat music for rat people vol.1 (assemblata da Vale, l'editore della 'zine Search & Destroy, agitatore della prima scena punk di S.Francisco) con Steel Case Enclosure, altro classico a divenire del loro repertorio. Nel frattempo Bryce era uscito dal gruppo, con Matt che lo rimpiazza al basso lasciando il posto vacante al nuovo chit. Francis Jimmy Schmidt. Con rinnovato slancio la creatura di SF suona a più non posso, supportando tutte le punk bands locali o che si trovano a passare nei loro dintorni, dai Dead Kennedys ai Black Flag, dai TSOL ai Circle Jerks fino alle glorie estere Anti Nowhere League, anche se questo rimane il periodo più distruttivo dei quattro, tra abusi alcolici ed alterazioni varie (costato a Sothira la frattura di una gamba in concerto).

Con il nuovo disco, il 7"ep autoprodotto titolato –guarda un po’- NINETEENEIGHTYFOUR, si nota l’inasprimento generale dei 4 squatters (che nel frattempo vanno a soggiornare in uno stabilimento abbandonato nei pressi della luccicante Hollywood), sin dalla loro immagine, per arrivare al suono, dallo scattante sprint HC, e testi, vicinissimi come non mai a posizioni libertarie, che attaccano le manifestazioni più violente del sistema: la guerra, ed i vari manipolatori di coscienze, cominciando dalla religione, insomma le imposizioni ed i ricatti del capitalismo. Certo qui non si porge l'altra guancia! 3 pezzi live in studio (Prejudice, Rise and Fall e Steel case enclosure), che cominciano a far parlare della band, che coerentemente si sbatte nel tentativo di smuovere le acque nella propria area (anche se molti punx li criticheranno definendoli Limey clones, per indicare quelle bands americane che ricalcano nel suono e nell’estetica -borchie, spikes, creste- i loro colleghi inglesi)...coinvolti appieno in questo, fedeli al motto SE NON SEI PARTE DELLA SOLUZIONE SEI PARTE DEL PROBLEMA.

La svolta decisiva si ha nel 1983: Jake subentra in vece di Jimmy (che riapparirà poi nei riformati Blue Cheer!), con la band seriamente motivata a portare in giro le proprie idee, autorganizzandosi il primo lungo tour americano. Faranno diversi concerti percorrendo centinaia di miglia fino a quando, fatto capolino a Boston, riescono a beccare un accordo per un album con la Corpus Christi, sussidiaria della label dei Crass (già marchio tra gli altri di Conflict, Rudimentari Peny, Icons of Filth, Omega Tribe, Uk Decay) loro massima influenza attitudinale. Tornati in città, senza perder tempo utile, si chiudono in studio ad agosto con l'ausilio del produttore Peter Miller (Social Unrest, Septic Death, Breakouts) e l'amico Maati-lyon ed in soli cinque giorni definiscono il loro ingresso nella leggenda. DEHUMANIZATION vede la luce nell'autunno 1983 (in Europa stampato & distribuito attraverso Crass/Southern, slegati quindi da ogni condizionamento di mercato), ed e' una botta secca: un disco che ha cambiato la vita a molte persone, una assoluta pietra miliare dell'anarco-peacepunk. Già dall'intro del sopracitato inno Annihilation, che campeggiava trascritto nell'interno copertina (vinile avvolto in una ottima poster-cover b/n), si capisce che non vuole essere solo un duro proclama, ma un deciso principio. Dentro o fuori, senza vie di mezzo: Peace or Annihilation! Una sfrenata corsa volta alla distruzione dei soprusi e delle diseguaglianze attuati nei confronti dell'umanità, un attacco sferrato con l'arma della sensibilizzazione. All'ugola al vetriolo di Sothira, efferato nel declamare le sue furibonde invettive, si affianca la viscerale irruenza della chitarra e l'infuocata sezione ritmica ad arroventare i 14 pezzi in 23 minuti dall'effetto raffica: Prejudice e Rise and Fall (qui ri-registrate), Indochina, See through their lies, Another mouth to feed, hanno uno scatto che tramortisce e non da tregua, assumendo un tono tale da farne dei manifesti programmatici, un attentato propositivo alla coscienza dell'essere umano occidentale. Pura wound music, se così vogliamo definirla, che lacera chi la esegue, tra strappi vocali ed esecuzione spasmodica, ai limiti della fisicità. Testi sicuramente più articolati rispetto allo standard Discharge (che i nostri seguiranno in giro negli States nello stesso '83), riconosciuto modello sonoro che ha portato molti frettolosamente a relegarli ai margini come loro mera imitazione: palese l'influenza, visto la condivisione ad oltranza dei temi esposti, crudi e diretti senza tanti fronzoli, e la struttura dei pezzi fulminea, brevi ed essenziali con semplici riffs come linee guida, ma da qui a definirli cloni... Se la mettiamo sul fatto che possano piacere ai Discharge (ma anche Conflict) fans, vi posso dare ragione, ma nell'ottica che tenga conto del loro carattere e personalità. Si sa, questo è un aspetto da sempre ricorrente in qualsiasi ambito musicale, ma è pur vero che la rabbia non si costruisce a tavolino, quindi... Punto. In questo periodo vivono nei pressi di Frisco in una sede che ospitava una vecchia lavanderia industriale, occupata da una dozzina di punkcrusties uniti da una inguaribile forma allergica al lavoro (a detta della band), collettivo che non sopravviverà alla partenza dei Crucifix per il secondo tour nazionale, che durerà ben 5 mesi. Durante la prima settimana, Jake abbandonerà la band nella tappa di L.A, prontamente rimpiazzato da Drew, chitarrista in forza nei posi-corers America's Hardcore (demo + Mystic Session in curriculum), che debutterà dopo appena due prove nella successiva data a Las Vegas. Rimessi in moto all'istante, proseguiranno attraversando gli USA (in Texas con i giovani Butthole Surfers, poi una lunga parentesi in NY, dove suoneranno pure alla convention Anarchica ed al CBGB's con gli Agnostic Front, concerto dal quale verrà tratto anni dopo un live 7”) ed il Canada, con addirittura puntata europea che toccherà UK (con MDC ed Antisect), Olanda e Islanda, per buona parte accompagnati dai Zyklome A, trio belga anarco-thrash, accoppiata documentata anche in un bootleg-lp (9 live tx CR, studio per Z.A). Siamo però agli ultimi aliti di vita della band, stremata nonostante l'adattabilità a qualsiasi situazione rimanga uno dei loro punti di forza. Difatti poco dopo il ritorno in patria, il 13 luglio 1984 i Crucifix tengono l'ultima gig. Per vederli live cercate il video della Target diviso con gli amici MDC, con i quali avevano partecipato poco prima pure al Rock against Reagan tour, assieme ai complici Dicks e D.R.I.

Dopo lo scioglimento, Chris girerà l'Europa con gli Antisect sul finire dell'84, mentre Sothira formerà con l'ex socio Jimmy, i Proudflesh, che debutteranno su vinile nel 1988 sotto Wired Gnome rec. con il 12"ep Powerbroker. Prodotto da Peter Miller, i 3 pezzi suonano come dei Motorhead più selvaggi dal tiro HC, accompagnati da una forte quanto immutata coscienza politica anticonformista, col brano French Indochina (L'Indochine 1954) che molti aficionados hanno visto come la continuazione della nota Indochina. Ritroveremo poi il cantante ospite alle backing-vocals nel debut lp dei thrashers Mordred "Fool's Game" nell'89, dopo cala il sipario su di lui (a quanto pare lo si ritrova pilota moto professionista!), almeno fino all'aprile 2003, quando riforma sempre con Jimmy i Proudflesh, autori nel 2006 dell'album Peace through superior loudness, con l'ausilio dell'ex Mordred&American Heartbreak Erik Lannon alle pelli. Matt e Chris invece si trasferiranno a NY dove li rivedremo, affiancati all'ex Pussy Galore Kurt Wolf, nei Loudspeaker; vari dischi fuori tra il 1990 ed il 1996, con un suono che conserva lo spirito inquieto anche se in una direzione a-politica e contesto noise (definiti un mix tra Swans & Big Black!). Inoltre qualcuno di loro ha partecipato nel '92 alla registrazione del primo 7” dei drag-punx White Trash Debutantes su A. Tentacles: chi sarà?

Quanto ci hanno lasciato è racchiuso in appena 20 brani, quindi per possedere la discografia ricercate due importanti ristampe che provvidenzialmente sono venuti in aiuto degli interessati, anche per non obbligarci al dissanguamento nel reperire i rari originali: EXIBIT A, lp/cd editato nel 1997 dalla newyorkese Kustomized, che incorpora 1984 e Capitulation più brani live per un totale di 16 tx, e l'ormai non facile cd/doppio lp THE RISE AND FALL 1981/82/88, contenente oltre ai pezzi dai due primi vinili (qui stampati su cd per la prima volta) e live, il citato Power Broker dei Proudflesh; Dehumanization invece è sempre disponibile senza tanti affanni a prezzo contenuto su Southern (che prima di essere ristampato su cd/lp nel 1995 aveva esaurito ben 10.000 copie). Se volete recuperare tapes e cd-r sulla band, pressochè live e/o con rare interviste annesse, orientatevi verso i cataloghi distro americani della Havoc e di Profane Existence, buoni da consultare anche per ampliare la propria conoscenza dell'anarco-punk. Molti li scopriranno a posteriori per via di Annihilation rifatta prima dai Sepultura in "Nation" poi stravolta dai big A Perfect Circle nel loro album di cover, più che per le versioni fornite da League of Struggle (nel 7” ep The nature of the pig is greed) e dagli Anarcrust (nel cd Smooth as a motherfucker), o ancora dagli Aus-Rotten (Prejudice nel cd Not a single fuckin' hit discography): c'è poi chi li ha campionati come gli Orbital, usando samples dalla stessa Annihilation, e chi ha osato maggiormente come la 'zine-label tedesca Plastic Bomb stampando il tributo lp Protest means action, contenente 14 pezzi rifatti da altrettanti gruppi, anticipati di un pelo dai Destroy che rifecero nel '95 See through their lies, approntata per la versione cd del loro "Necropolis". Occhio a non confondervi con i Crucifix texani, poiché in quel caso avrete davanti una grind-death band dei '90! Per il trentennale di Dehumanization nel 2013, membri fondatori, passati componenti e alcuni fan della band hanno deciso di avviare il progetto 1984, nato per festeggiare live l'evento. Per saperne di più visitate il sito ufficiale (curato dal solito Jimmy!) www.crucifixonline.com e vi troverete davanti ad una sorta di memorabilia sulla band.

Crucifix: uno dei tanti preziosi esempi di chi, oltre 30 anni fa, ha avviato discorsi e pratiche sulla propria pelle che hanno portato il punk e l'anarchia a legarsi saldamente, spirito che vive più forte che mai grazie proprio a chi ne ha costruito e sviluppato le solidissime fondamenta. Un possibile punto di partenza, propedeutico a stimolare la riflessione, per una vita gioiosamente CONTRO!